Marissa Nadler (con intervista)

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Vuoi per via del maltempo che ha reso le strade poco praticabili, vuoi perché si tratta del terzo concerto in 3 giorni (subito dopo colossi come Shrinebuilders e NoMeansNo) oppure semplicemente per via di una scarsa promozione, ad attendere Marissa Nadler c’è giusto una manciata di persone.

Seduto comodamente a un tavolino in prima fila, la sensazione è quasi come se Marissa cantasse praticamente solo per me.

Armata solo della sua chitarra acustica e di qualche effetto, Marissa canta alcuni dei suoi brani recenti e non, ed è piacevole sentire versioni nude, spogliate di tutto ciò che non sia voce o chitarra, di brani che su disco sono molto diversi, come “Diamond Hearts”, ad esempio. È un po’ come entrare nel cuore di questi brani, catturare quel che è davvero la loro essenza. E come potrebbe essere altrimenti? Marissa Nadler è proprio di fronte, sola sul palco nel suo lungo abito rosso, tutti sono concentrati su di lei mentre la sua voce riempie il locale vuoto. Tra i vari brani, vale la pena citare “Mayflower May”, dal disco omonimo, e “Silvia”. Il set, per ovvi motivi, è stato piuttosto breve, giusto una decina di canzoni.

Questo è il mio secondo concerto di Marissa Nadler. La prima volta l’ho vista con una band al completo, seconda chitarra, basso e batteria. Seppur bello, devo dire che la preferisco in questa versione solista, capace di creare un’atmosfera più intimista e minimale.

Ne abbiamo approfittato anche per fare due chiacchiere.

Recentemente Marissa ha aderito a Kickstarter, un sito che permette ai vari utenti di donare una quota in denaro per coprire le varie spese che comporta creare e registrare un nuovo album (o film o altro), ricevendo in cambio il CD una volta che quest’ultimo è terminato.

È una bellissima idea che mette in contatto direttamente gli artisti o i potenziali artisti con il proprio pubblico. Il successo per Marissa è stato semplicemente strepitoso, hanno aderito quasi 400 persone che hanno coperto il 154% della somma richiesta.

INTERVISTA CON MARISSA NADLER

– So che stai lavorando a un nuovo album. Cosa puoi dirci al riguardo?

Si tratta senza dubbio delle mie canzoni più sentite, sono davvero intrise delle sensazioni di esser vissuta nel mondo materiale per così tanto tempo. Tutti i contrattempi che ho avuto mi hanno dato il tempo di perfezionare sia la tecnica con la mano destra che l’abilità di scrivere canzoni.

– Rispetto alla semplicità cristallina dei tuoi album precedenti, in Little Hells la produzione era molto più elaborata, con un gruppo al completo, una batteria, persino accenni di strumenti elettronici. Pensi di proseguire lungo questa strada?

Non credo che il mio album avrà una produzione così elaborata come in Little Hells, ma allo stesso tempo non sarà scarno come i miei primi dischi. Il mio obiettivo è di creare qualcosa che possa risultare ancora bello con il passare del tempo. Voglio che si senta di più la mia chitarra e voglio anche concentrarmi di più sui testi, pertanto la produzione non sarà così presente, voglio che i brani vivano per conto proprio.

– Come hai avuto l’idea di usare Kickstarter? È stato un bel successo per te.

Ne avevo sentito parlare, ma all’inizio ero titubante. Non volevo dare l’idea di essere disperata ma allo stesso tempo non volevo ritrovarmi a che fare con un’etichetta, cosa che avrebbe potuto limitare la mia creatività. Volevo vedere se poteva funzionare e ha funzionato. È ancora aperto per qualche giorno (non più, ndr), ed è ancora possibile contribuire a finanziare i costi di produzione per quel che faccio:

– Il video sottotitolato è molto carino.

Grazie!

– Xasthur. Quando ho letto la notizia sono rimasto molto sorpreso. A dire il vero, non avrei mai immaginato che tu potessi cantare su un disco black metal. Il risultato finale è molto buono, anche se io non sono il tipo da black metal. Com’è nata questa collaborazione?

A Xasthur piace il mio modo di cantare, inoltre abbiamo un amico in comune, Jonas Haskins, che alle volte suona il basso negli Earth, gruppo doom/americana. Xasthur ha chiamato Jonas e gli ha chiesto se mi sarebbe piaciuto cantare sul suo disco. Ero così eccitata dall’idea di avventurarmi in un territorio per me inesplorato che ho accettato volentieri. Inoltre in quel periodo vivevo a Los Angeles e Xasthur vive da quelle parti, così sono andata da lui per registrare le parti vocali. Anche io sono molto contenta del risultato ottenuto con Portal of Sorrow e credo che uscirà una nuova edizione in CD e vinile con distribuzione più ampia.

– Come hanno reagito i tuoi fan a questo piccolo esperimento?

Non sono sicura che molti miei fan l’abbiano ascoltato perché inizialmente è uscito in un numero di copie limitato. Penso che all’inizio le persone siano rimaste esterrefatte di fronte alla convergenza di due generi così disparati. In ogni caso, in paesi come la Finlandia c’è molta armonia tra black metal e musica acustica. Penso che una volta superato lo shock iniziale, sia piaciuto alla maggior parte degli ascoltatori. Di sicuro a me piace un casino e ne sono davvero orgogliosa. È importante uscire dal proprio recinto di tanto in tanto e provare cose nuove.

– Ultimamente è uscita una tua raccolta di cover, che in un certo senso mostra il tuo background musicale, Townes Van Zandt, Patsy Cline. Ricordo anche una cover di Leonard Cohen su Bird on the Water e una cover di Cortez the Killer da qualche parte… A quanto pare ascolti molta musica “vecchia”.

Sì, è così. Ho iniziato ad ascoltare musica “vecchia” molto tempo fa e presumo di non essermi mai ripresa. Mi piace ascoltare qualunque cosa con la quale io possa connettermi, e senza dubbio questo vale anche per tanta musica recente. Il mio CD di cover è ancora disponibile su ETSY, li faccio interamente a mano. È stato molto divertente essere di nuovo in contatto diretto con i miei fan dopo tanti anni passati con una etichetta. Ho fatto uscire anche i demo di Little Hells; mi sono resa conto che a molti piace l’intimità dei miei primi lavori e dato che registro io stessa i miei demo, avevo una versione grezza di quel disco per coloro che volevano un’esperienza più intima con le canzoni.

Oltre a questi due dischi e al CD con Xasthur (che è difficile da trovare), sul sito puoi trovare anche altri oggetti che faccio io stessa, sono una grande sostenitrice del rinnovato movimento grassroot nella scena. È tempo di ribellarsi contro le finzioni del mondo moderno e tornare a comunicare con le persone.

– Ma ci sono anche Radiohead e Xiu Xiu. Di nuovo, sono rimasto sorpreso dalla scelta di coverizzare Clowne Town, dato che gli Xiu Xiu sono così musicalmente diversi da te.

Sì, mi piace quel che mi piace! Xiu Xiu… credo sia stata la Kill Rock Stars. Mi hanno scritto chiedendomi se volessi fare una cover. È stata una delle cover più difficili che abbia mai fatto, ma ne sono davvero molto, molto orgogliosa. Per tre volte ero sul punto di rinunciare, ma alla fine sono riuscita a farla funzionare.

– Immagino tu abbia scelto quelle canzoni per via dei testi così tristi, cupi, pieni di disperazione, ghosts and lovers that will haunt you for a while.

Sì, esatto.

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2 comments

  1. andrea 17 Dicembre, 2010 at 04:30

    spero di poterla vedere anch’io dal vivo un giorno! sicuramente una delle mie preferite nella “new wave” di cantautrici più o meno folk! e non sapevo assolutamente di questa collaborazione con gli xasthur, che sorpresona! corro ad informarmi…

  2. Softblackstar 17 Dicembre, 2010 at 12:06

    @Andrea: il CD puoi trovarlo seguendo il link alla pagina Etsy di Marissa. A me non è dispiaciuto, ma non l’ho recensito perché non ascoltando black metal non saprei proprio paragonarlo ad altre uscite del genere.

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