Sacha Naspini: “Noir Désir – Né vincitori né vinti”

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I Noir Désir, band francese non troppo nota da noi, certo non sono divenuti recentemente più ‘di moda’ ma una buona ragione per parlarne si trova sempre. La notizia del suicidio di Kristina Rady, compagna storica del cantante Bertrand Cantat, risale solo a meno di un anno fa e sembra quasi aver dato l’ultimo tocco a quella ‘maledizione rock’ che, a detta del mondo intero, perseguiterebbe il frontman del gruppo: da non molto infatti Cantat aveva lasciato il carcere dove scontava la pena per l’omicidio dell’attrice Marie Trintignant. Una vicenda che più che ‘rock’ è parsa a suo tempo una pessima pagina di cronaca nera…

Solo per riepilogare possiamo dire che i Noir Désir, sui quali pesa da anni ormai un imbarazzato – forse ingiusto – silenzio anche da parte degli addetti ai lavori erano nati dalla scena di Bordeaux nel lontano 1980. Se musicalmente essi si collocavano nello sterminato panorama del rock alternativo, la loro produzione era caratterizzata comunque da vari aspetti peculiari: la ‘simpatia’ per il folk, sonorità eterogenee con occasionali concessioni al punk, i testi impegnativi – quasi sempre bellissimi – intrisi di riferimenti letterari, la versatile voce di Cantat che oscillava fra toni carezzevoli e graffianti e che con la sua personalità dominava al punto che il paragone con Jim Morrison era diventato un luogo comune. La scalata al successo non era stata fulminea ma era stata graduale – e meritata –  se si considera che la band ha sempre tutelato con fermezza la propria autonomia artistica e le proprie scelte musicali, anche a costo di infinite polemiche con le case discografiche. Dopo una serie di album di valore discontinuo ma comunque degni di attenzione, al sesto lavoro in studio era arrivata nel 2001 la grande notorietà internazionale con il pezzo “Le vent nous portera”, reso indimenticabile dalla chitarra di Manu Chao e dal suggestivo testo.

L’episodio del 1° agosto 2003, con l’uccisione della Trintignant,  era piombata quindi come un macigno su una carriera rispettabile e in costante crescita, soprattutto per la modalità con cui essa era avvenuta: l’idea che tutti avevano della figura di Cantat, con  il suo impegno, le sue prese di posizione coraggiose e la sua coerenza mal si accordava con l’immagine di violenza e prevaricazione che è emersa nei racconti dell’omicidio. Cantat è sempre stato un artista che spesso e volentieri si è fatto carico di denunciare ingiustizie ed è stato portavoce di cause sociali: come ha potuto picchiare a morte una donna? Come ha potuto astenersi dal soccorrerla, quando forse avrebbe potuto salvarla?

A queste domande né l’interessato né altri hanno mai saputo dare una risposta efficace, forse perché una tale risposta non poteva esistere. Come detto all’inizio, il silenzio è sceso sulla musica dei Noir Désir mentre il loro frontman scontava in carcere la sua condanna. Dopo una detenzione in verità non eccessivamente lunga, cui ha fatto seguito un periodo di libertà condizionata, Cantat è oggi un uomo libero e in regola con la legge. Il fatto che la signora Rady, madre dei suoi figli, abbia finito poi con il togliersi la vita in modo così tragico sembra voler alimentare ulteriormente la leggenda oscura che circonda questo personaggio, vera ‘iattura’ per le donne che ha amato, un’aura maledetta che forse non lo lascerà mai più, indipendentemente da cosa la band deciderà di fare in futuro.

Questa vicenda e molto molto altro è il contenuto del volumetto Noir Désir – Né vincitori né vinti del giovanissimo scrittore italiano Sacha Naspini. Scrittore assai dotato di narrativa ma ricordato soprattutto per l’oscurissimo romanzo  I Cariolanti del 2009, che a mio avviso meriterebbe assolutamente una trattazione a parte, Naspini è da sempre fan dei Noir Désir. Così, mentre si godeva giustamente l’accoglienza in genere positiva al suo piccolo ma “tostissimo” romanzo, gli è arrivato l’invito a mettere nero su bianco la passione per la sua band del cuore.

La musica è nella storia di ognuno di noi, e per ognuno – o quasi – c’è un gruppo, un album o almeno una canzone divenuti oggetto di amore. Chi non vorrebbe dedicarvi un libro, potendolo fare? La genesi di Noir Désir – Né vincitori né vinti è quindi presto spiegata ed è l’autore a dircela nelle prime pagine. La storia di Cantat & co., che qui viene narrata, è dunque un po’ la storia dello stesso Naspini: adolescenza in provincia, la crescita e l’emancipazione, la scoperta della musica…album dopo album, canzone dopo canzone, la vicenda dei Noir Désir e quella del loro fan procedono, strettamente intrecciate: l’approccio alla tematica non è certo professionale e il linguaggio è quello di un giovane interessato, qua e là versi dai testi più significativi, dappertutto però passione, trasporto per la musica, in breve: amore incondizionato. Ma via via che si va avanti arriva anche il momento di fare i conti con la cronaca e la vita. La posizione dell’autore è fondamentalmente equilibrata: al di là della vicenda umana del loro cantante, “i Noir Désir saranno sempre i Noir Désir”. Questo non gli impedisce di riassumere a grandi linee la storia d’amore ‘maledetta’, quella fra Cantat e Marie Trintignant, soffermandosi anche sulla ‘scena del delitto’, senza omettere di accennare alla brusca caduta di popolarità toccata alla band,  a causa di quanto avvenuto. La vita dei protagonisti del rock di certo non è sempre stata moralmente irreprensibile…

Il volumetto avrebbe in effetti potuto onorevolmente concludersi qui. Nelle ultime pagine l’autore ha voluto però inserire il breve racconto di un suo viaggio a Parigi, che rimane, a mio avviso, un po’ slegato dal resto. Vi è anche una visita al Père Lachaise dove, per qualche motivo, egli decide di voltare le spalle alla tomba della Trintignant preferendo concentrarsi sulle note di “Des visages, des figures” (grandissimo pezzo!!!). Cosa vuole dirci? Lei è morta, la musica dei Noir Désir non morirà? D’accordo. Ma poiché la mamma o i figli di Marie trarranno ben poco conforto da questo dato, non sarebbe forse stato meglio mantenersi a distanza? Ai lettori non resta alla fine che riflettere sul binomio sempre attuale ‘genio/follia’ nell’arte mettendo magari in sottofondo le cose migliori dei Noir Désir. Come, del resto, non aver voglia di riascoltarle dopo aver letto questo libro?

Sacha Naspini: Noir Désir – Né vincitori né vinti (Casa Editrice Perdisapop, Collana Rumore bianco – 2010, 192 pagine, € 14,00)

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1 comment

  1. Christian Dex 5 dicembre, 2010 at 12:29

    Segnalo anche la mia recensione su Anobii.

    P.S.: la discografia del gruppo presenta secondo me più di un episodio interessante a parte Des Visages…, anche se di “scuola” più marcatamente rock. Su tutti gli altri album consiglio l’ascolto di 666.667 Club.

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