The Hare And The Moon: The Grey Malkin

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Secondo album per lo strano duo albionico, una tra le novità più interessanti del neofolk degli ultimi anni. La produzione sembra più elaborata e tutto il disco suona nettamente meglio rispetto all’esordio. L’inquietante nenia di “The Willow”, pescata da chissà quale film, ci introduce in un mondo ormai scomparso figlio di The Wicker Man e di brani tradizionali riarrangiati con il consueto armamentario tipico del genere, come la voce femminile angelica, ma schiacciati sotto una coltre spettrale. I rulli di tamburo, rubati direttamente a Douglas P., suonano quasi come una condanna a morte, brano dopo brano. Splendida la versione di “Sweet William…”, cantata sopra un refolo di vento e una campana. Ma il piatto forte è “Mary Rose”, dove la voce diventa ancora più lugubre grazie al sapiente uso degli effetti e alla bella idea di abbinare il suono dei meccanismi di un orologio, effetto raddoppiato nella speculare Esor Yram, lo stesso brano ma riprodotto al contrario, effetto semplice ma molto, molto efficace.

Chiudono due versioni alternative dei traditional “The Rolling of the Stone” e “Lyke Wake Dirge”, già apparsi in forma diversa anche sul primo album e qui un po’ ridondanti.

Visto il prezzo, solo 6£, è un dischetto imperdibile, oltre che una delle proposte più valide nell’intero panorama neofolk 2010.

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