Adversus: Der Zeit abhanden

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L’ambizioso Torsten Schneyder (a.k.a. Rosendorn) libera d’ogni pastoia il proprio smisurato ego e, giungendo a proposito la pubblicazione del quarto lavoro dei suoi Adversus, ha ritenuto che l’affezionata fanbase del combo meriti ben più che un semplice disco di canzoni. Ecco così che Der Zeit abhanden esce accompagnato da un libriccino contenente undici racconti (parto della sua fantasia, ovviamente) che sviluppano organicamente i temi costituenti l’ossatura lirica degli altrettanto pezzi lunghi del ciddì (sottotitolato Elf Maerchen fuer Entflohene). Un sostanziale elemento di novità è costituito  dall’ingresso in formazione di un batterista, Thomas Eifert, il quale dona all’opera un tocco personale, a mio modesto parere contribuendo ad arricchire il complesso sound dei tedeschi, prima risultando troppo freddo, sopra tutto in un contesto dichiaratamente black romantic metal come il succitato Rosendorn si premura di ribadire in ogni occasione che gli giunga propizia (e symphonic?, Scusi tanto, Herr Schneyder, spero di aver rimediato in tempo…). Sarei tentato a volte di escludere il suo vocione, che quando abbraccia in toto il gorgheggiare black si rivela davvero vescicante, in netto (e logicamente studiato) contrasto coll’angelico trillo della soave Aysel, l’ennesima sirena che sguazza nel mare magno del sympho-metal; almeno costei il suo compitino lo porta a termine con applicazione. Der Zeit abhanden (quarto episodio della loro discografia) è piuttosto lungo, dal “Prolog” all’”Epilog” scorre lenta un’ottantina scarsa di minuti, ma evidentemente il dono della stringatezza non appartiene alla penna del verboso Rosendorn, il quale comunque qualche piacevolezza ce la concede, vi pregherei di annotare le sentite interpretazioni di “Kellerkind” e simili episodi, quando abbandona la foga espressiva in favore di una poetica virile. L’utilizzo di violoncelli, cornamuse, flauti non cozza coll’apparato moderno della stromentazione, in questo i teutonici sono maestri, avendo coniato un vero e proprio sotto-genere consolidatosi nel tempo, pur troppo tanto impegno non permetterà comunque agli Adversus di approdare a lidi che non siano quelli già noti nel settore, costituendo il limite istesso della loro proposta. L’utilizzo dell’idioma patrio e sopra tutto l’appartenenza ad una schiera assolutamente di nicchia e sclerotizzata non favorirà certo l’ampia diffusione di Der Zeit abhanden, i fedeli cultori gioiranno di queste cavalcate, a volte irruenti, fra le selve a ridosso del limes, ma solo loro…

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