La Claque di Dafne: Drei

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Circa 15 anni fa arrivò qui in redazione un mini CD 3″ di un gruppo italiano per me all’epoca sconosciuto. Fonetica Libera Trance era il suo titolo e si trattava dell’esordio ufficiale de La Claque di Dafne. La proposta del gruppo alle mie orecchie rimandava alla eccitante stagione della wave italiana degli anni ’80, quella del “rock italiano cantato in italiano”, che poi proprio rock ortodosso fortunatamente non era, e mi conquisto all’istante. Ancora più significativa però fu la capacità della musica del gruppo di rimanermi sempre impressa in tutti questi anni, tanto che non ho mai dimenticato le quattro canzoni dell’esordio, in particolare la scoppiettante “Tu Quoque?” e la struggente “Elettra”. Mi ha fatto piacere perciò ricevere qualche anno or sono le opere soliste di alcuni membri del gruppo (Stopper 72 del chitarrista Gabriele Colandrea e Gli Occhi di Faust del cantante Emiliano Bortoluzzi), che abbiamo poi recensito qui su questo sito: ancora di più mi fa piacere oggi parlare di Drei, il ritorno ufficiale de La Claque di Dafne riunita nella formazione originale a quattro, che vede, oltre ai due membri già citati, Edoardo Targa al basso e Luca Fortunato alla batteria. Per tutti coloro che si sentono orfani, per età o per spirito, della migliore wave degli anni ’80 l’ascolto di Drei farà battere il cuore. Il gruppo è chiaramente figlio di quel tempo ma non si limita alla citazione pedissequa di quei gruppi e di quel suono, riuscendo a proporre una musica personale e soprattutto bella. Le composizioni sono proposte in arrangiamenti bilanciati con una solida base ritmica che sostiene in modo convincente il gran lavoro di Colandrea alle chitarre, in evidenza nei suoi arpeggi deformati con il flanger, e la personalissima voce di Bortoluzzi, la cui originalità e qualità del timbro danno un’efficace enfasi agli interessanti testi in italiano.

Drei raccoglie 11 composizioni (più una ghost-track alla fine) che ripescano parte del vecchio repertorio del gruppo, una manciata di tracce comparse nei lavori di Stopper 72 e de Gli Occhi di Faust più alcune nuove composizioni. L’album si apre in modo energico con “Fonetica Libera Trance”, che può essere visto, nei testi e nei suoni, come una sorta di manifesto programmatico della musica del quartetto. “Elettra” arriva d’anticipo, come traccia 4: senza paura di esagerare si tratta di uno dei brani più belli della wave italiana tutta. Struggenti le melodie, bello il testo, ottima l’interpretazione del gruppo e davvero da brividi a finire l’intervento di violino di H.E.R.. Forse aver messo “Elettra”, che è il pezzo forte dell’album, così presto e non come traccia di chiusura non è stata una scelta azzeccata perché si ha quasi l’impressione che Drei debba finire qui. Nelle due canzoni successive (“Sul tempo non cortese”, già nel mini CD di esordio e la breve “J.O.I.E. tutta giocata sulla chitarra acustica) La Claque di Dafne rallenta i toni e l’album sembra un po’ affievolirsi di intensità. Anche “Katyusha for Breakfast” parte in modo lento come una ballata, ma poi si apre in un accattivante intermezzo con dei vocalizzi di sapore mediorientale ed esplode in un energico finale rock. Meritano una citazione poi “Novgorod” e la ripresa di “Tu Quoque?”, a cui segue la traccia nascosta “RAD 6283” recuperata da una registrazione inedita degli anni ’90.

Drei è stato indubbiamente uno dei dischi migliori del 2010 per chi scrive e mostra come le reunion dei gruppi del passato alla fine non vadano tutte archiviate in automatico alla voce “Nostalgia”. La Claque di Dafne è più un forma che mai e il suo ritorno dimostra che di cose da dire il quartetto romano ce ne ha in abbondanza. La speranza è che ci siano tante orecchie oggi disposte ad ascoltare.

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