Madre del Vizio: Amare l'amore

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Ricevo dal buon Fulvio la più recente testimonianza artistica della sua creatura MdV, ancora grezza trattandosi di una versione demo. Non ostante una veste chiaramente incompleta, le tracce ivi contenute (non posso assicurare che la scaletta verrà rispettata, noto che vi sono due versioni mix de “L’amore… il dolore”, la prima una ispecie di intro sofferta al tema del disco) sono al solito rappresentate con grande trasporto dal nostro vocalist, ed il classico death-rock che i Madre hanno sempre saputo sviluppare con grande personalità risuona sinistro in “La cosa” ed in “Linda, occhi vergini e blu”, dimostrando vieppiù che anche il cantato in italiano è scelta inoppugnabile, sopra tutto se questa è sostenuta dalla convinzione di chi la propone (paradossalmente da un combo avente sede nelle lande dei Germani). Amare l’amore non sfigura dinanzi ai classici del gruppo, rinnovando una formula che per altri rappresenterebbe mera reiterazione, con episodi davvero centrati come “La fine dell’amore” e “Pordenone” (chiederemo lumi a Fulvio circa il titolo di questa canzone che raffigura una inedita svolta melodica) ad inserirsi tra altri decisamente disturbanti (“Hypnotica” col suo alternarsi di sfuriate quasi death-metal e voci spaventevoli e la disperata “Licht & Dunkelheit”). “Transmission” non una cover dei Joy Division, ripete l’annunzio dell’avvio delle operazioni belliche in Polonia nel ’39 (e l’inizio del Secondo Conflitto mondiale), ed è seguita dall’ambientale “Il mare”, quasi un abbandonarsi al flusso della marea, ma fate attenzione al recitato di Fulvio. Il push mix de “L’amore… il dolore” è bello spinto (scusate il giuoco di parole peraltro, l’ammetto, voluto), una bella fuga in avanti, rock’n’roll tirato tutto d’un fiato, “Malattia fantasmagorica” è una di quelle canzoni dall’andamento sghembo, tra chitarre ronzanti e tastierine un po’ fanciullesche, che ti fanno amare questo gruppo, eppoi “Dieses Verfluchte in mir” chiude le danze (macabre, of course). Amare l’Amore ci riconsegna un insieme compatto, che bada all’essenziale, limitandosi a suonare come e cosa conosce bene. Death-rock solido, felici intuizioni melodiche, lacrime e sangue, questi sono i MdV anni dieci. Il ciddì termina la sua (ennesima) corsa nel lettore del mio impianto stereo, lasciandomi nel silenzio, con molte domande sospese… All’edizione definitiva vedrò di non mancare, certo che nel frattempo troverò tutte le risposte che cerco.

Per informazioni: http://www.madredelvizio.net
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