Ballo delle Castagne: Kalachakra

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Il Ballo delle Castagne, gruppo composto da ex membri di band come Calle della Morte e Recondita Stirpe, approda al secondo disco Kalachakra”che esce sotto l’egida della Hauruck/Black Widow. La denominazione di Ballo delle Castagne fa riferimento a un sabba satanico organizzato da Alessandro  VI e Lucrezia Borgia il 31 ottobre 1501, la vigilia d’Ognissanti, e trasformato da Cesare Borgia in un’orgia dove prostitute nude ballavano sfrenatamente e strisciando raccoglievano le castagne con la bocca. Come nel precedente disco la matrice del suono è chiaramente quella del prog italiano più oscuro  dei ’70 di band come Biglietto per l’Inferno (gruppo già “coverizzato” nell’album d’esordio), Metamorfosi e Antonius Rex anche se riletto con un “feeling” e un approccio garage-psichedelico. Ma il sound del Ballo delle Catagne in quest’occasione paga il suo tributo anche al Krautrock e in particolare ai primi Amon Duul II di dischi come Phallus Dei e Yeti e alle loro sonorità cupe, ammantate di una psichedelia nera e pagana. Altri riferimenti si possono trovare nello space-rock degli Hawkwind e nella psichedelia venata di hard-rock degli High Tide oltre che in certe sonorità west-coastiane dei ’60.

Kalachakra – titolo che omaggia un documentario di Werner Herzog – si apre con la convincente “Passioni Diaboliche”, pezzo di grande impatto e suggestione contraddistinto dall’enfasi teatrale del cantato recitato di Vinz Aquarian. Il sound del disco è caratterizzato dal bel basso pulsante di Diego Banchero, qualcuno lo ricorderà anche con i Malombra e Il Segno del Comando di Mercy, e dalle tastiere (organo e moog molto “krautrock”) e chitarre di Marco Garegnani e ha nella parte centrale i momenti migliori con la title-track e “La terra trema”, lunga cavalcata di dark-prog. “Omega” è invece la traccia più space-rock mentre la musica de “I Giorni della memoria terrena” è accredita al gruppo progressive tedesco degli Eloy. Non mancano, in alcuni pezzi, anche certi richiami alla new wave dei Joy Division.

Nel complesso si tratta di un lavoro di buon livello, che ha forse il difetto di mettere troppa carne al fuoco, ma sicuramente si tratta di un gruppo di grande personalità, ricco di riferimenti filosofici e esoterici – viene citato il Bardo Thodol il libro Tibetano dei morti –, da seguire con grande attenzione e che è destinato in futuro a regalarci altra buona musica.

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