Il cigno nero di Darren Aronofsky

1
Condividi:

Qualcuno ha osservato che Il cigno nero si presta ottimamente alla parodia. Basta una ‘passeggiatina’ in web per trovare, ad esempio, la brillante caricatura che ne ha fatto Jim Carrey alla televisione americana durante il ‘Saturday Night Live’. Il motivo di questo, a mio avviso, sta nel fatto che il film è decisamente ‘eccessivo’: lo è nel modo di tratteggiare i personaggi, nella recitazione degli attori e  nella storia stessa, una rilettura ‘estrema’ de Il lago dei cigni di Tchaikovsky.

Tutto qui appare ‘troppo’. La bellissima ballerina Nina è tormentata da una tale quantità di problemi che non c’è da stupirsi che cominci ad avere le visioni: la mamma opprimente e ossessiva è solo il primo della lista; poi ci sono, in ordine sparso, la rivalità con le colleghe del balletto, la sfrenata ambizione, il tema del ‘doppio’, l’ambiguo rapporto con il proprio corpo e, ovviamente, anche con la sessualità, le difficoltà a relazionarsi con il regista dell’opera… ce n’è per almeno altri cinque film. A rappresentare questa complessa situazione un cast di tutto rispetto: oltre alla protagonista Portman, di cui si è sentito parlare in abbondanza in questo periodo, abbiamo la ritrovata Barbara Hershey nel ruolo dell’isterica madre di Nina, una donna frustrata al punto da essere ormai matura per lo psicoanalista, Vincent Cassel che presta il suo seducente aspetto al personaggio del regista, prototipo del ‘macho’ assatanato di giovani danzatrici e Winona Ryder che impersona l’autodistruttiva ex prima ballerina Beth. Tutti recitano con grande impegno ma, in qualche scena, con uno stile vagamente caricaturale, talvolta quasi un po’ kitsch.

Ma al di là di tutta l’ironia del mondo, il film prende tanto: cattura al punto che risulta difficile staccare gli occhi dallo schermo fino all’ultimo minuto. L’effetto, poi, è assicurato se lo spettatore apprezza anche il balletto classico in sé per sé, poichè il contesto, ovviamente, è imprescindibile. Chi ha pianto davanti al pur drammatico Scarpette rosse non può non partecipare intensamente alle tragiche vicende legate al fastoso allestimento de Il lago dei cigni di cui si racconta qui. Vediamo dunque la nevrotica ballerina Nina (una Natalie Portman ridotta ad uno scheletro per l’occasione) sfidare le stesse leggi della natura allo scopo di raggiungere la somma perfezione: la ferrea disciplina si trasforma rapidamente in un’ossessione che minerà il suo già precario equilibrio interno. Il direttore artistico, Leroy, pretende da lei quasi l’irrealizzabile: dovrà scavare in se stessa fino a ritrovare il lato più oscuro, quello che normalmente è represso; solo in questo modo sarà in grado di interpretare i due personaggi, il ‘cigno bianco’ e il ‘cigno nero’ che, ne Il lago dei cigni, hanno caratteristiche opposte, e prevarrà anche sulla sua antagonista Lily.

La sfida che la protagonista affronta coinvolge tutta la sua persona, anima e corpo. Darren Aronofsky dedica al fisico provato e ferito di Nina la stessa disturbante attenzione che pose a quello di Randy, il suo The Wrestler: anch’egli si era sottoposto a prove durissime e la regia si soffermava sui lividi, le cicatrici e gli sfregi del suo corpo martoriato. In comune con Randy la nostra ballerina classica ha un’ulteriore caratteristica: nonostante tutte le sue aspirazioni è una figura profondamente sofferente, in sostanza una perdente. Nina costringe il suo fisico a sforzi estremi, quasi a voler stabilire il confine ultimo della sofferenza. Al suo interno il ‘cigno bianco’ e il ‘cigno nero’ lottano per il predominio e questa è una di quelle battaglie che logicamente sfiniscono chi le vive. Il ‘bene’ e il ‘male’, la donna ‘angelo’ e la donna ‘diavolo’: il contrasto è vecchio quanto l’umanità ed è lo stesso alla base de Il lago dei cigni, di cui il film è, in fondo, lo specchio deformante in chiave ‘horror’.

Odette, ‘cigno bianco’ e Odile ‘cigno nero’ sono rivali in competizione per lo stesso uomo. Odette è l’eroina del bene e, alla fine, avrà il suo trionfo. Nina, nel film, le contiene entrambe e indipendentemente da chi vinca, sarà comunque lei a soccombere. La scoperta del proprio lato oscuro coinciderà, nel suo caso, anche con la conquista della libertà, con l’affrancamento dall’algida maschera che da sempre la costringe e con il godimento, infine, delle sensazioni legate all’esplorazione del piacere fisico. Quando questo processo è avviato e non può più fermarsi, la ballerina perde progressivamente il controllo della situazione: ecco perché diminuisce la sua percezione di ciò che è reale e ciò che è sogno, le visioni si susseguono – a volte confuse, spesso orribili – fino a divenire indistinguibili dagli eventi veri e propri. La rovina appare imminente. Tuttavia la tanto attesa esibizione de Il lago dei cigni è una sequenza destinata ad essere ricordata per la tensione, la bellezza dei costumi e del trucco e l’intensità di espressioni raggiunta dalla Portman: tutte caratteristiche che fanno pensare a Il cigno nero come a uno dei protagonisti ideali per la notte degli Oscar.

Condividi:

1 comment

  1. Lenora 28 febbraio, 2011 at 13:50

    La Portman interpreta il ruolo in modo intenso e ha meritato l’Oscar, ma il film alla fine non mi è piaciuto proprio per la rilettura in chiave horror, un pò alla Cronenberg, decisamente mal riuscita secondo me. Alla fine il risultato è stato un pò goffo e in qualche passaggio, che doveva risultare drammatico, ho sentito anche risate in sala.

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.