Goad: Masquerade

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L’intrigante e sfaccettato sound dei Goad s’affranca dallo sterile orpello barocco, eppure nella sua infinita gamma di sfumature risulta intrigante, a tratti inquietante come deve essere il prodotto d’una band che più volte ha manifestato la propria ammirazione nei confronti di E.A. Poe, senza mai raggelare ma, quando lo spartito lo impone, agendo ben più in profondità nello spirito dell’uditore. Attivi fin dal lontano 1983 (quando vennero fondati da Maurilio e da Gianni Rossi), i Goad non di solo hard-prog alimentano le loro particolari composizioni, sovente partite in più elementi fusi tutt’uno nell’elaborato, canzoni che tengono ben desta l’attenzione dell’ascoltatore, anche quando, come nel caso della suite “Masquerade”, sfiorano il quarto d’ora di durata, affondando le radici nel suono pastoso e caldo dei settanta. La bucolica king-crimsoniana (Maurilio Rossi non è Greg Lake, ma la Corte del Re Cremisi disvelerà ai vostri occhi tutta l’ostentata ridondanza dei suoi abbellimenti), il dark sound intellettualizzato dei Van Der Graaf Generato, le radici new-prog portate alla luce nelle melodie che fanno capolino in più d’un pezzo, il tutto offerto da un dispiegamento strumentale dall’ammirevole devozione e dedizione nella propria opera. Bottega d’Arte rinomata, quella dei Goad, che vi invito a visitare, il tutto è a tal punto curato che nemmen il sito indicato in calce sfugge alla regola della Corporazione.

Per informazioni: www.goad.it
Web: http://www.masterpiecedistribution.com
TagsGoad
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