Tim Lucas: “Il libro di Renfield”

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Nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito a numerose operazioni commerciali volte a sfruttare fino in fondo il successo di mode pseudoculturali: da opere letterarie molto rinomate sono stati tratti spin-off talvolta inverosimili: tanto per fare un esempio, gli svariati ‘sequel’ messi in circolazione del capolavoro di Jane Austen Pride and Prejudice hanno trasformato i protagonisti di volta in volta in investigatori o vampiri e, addirittura, il mondo di Elisabeth e Darcy si è popolato di zombie! Ci sono anche scrittori che hanno sviluppato personaggi secondari di romanzi, in cui anche i personaggi primari avevano ben poco senso…

Il libro di Renfield dell’americano Tim Lucas, critico cinematografico e profondo conoscitore del ‘fantastico’, non rientra affatto, a mio avviso, in questi casi. I cultori del Dracula di Stoker sanno già quale fosse, nel libro, il ruolo di Renfield: forse non è neanche esatto definirlo secondario poiché, come molti hanno osservato, il personaggio è strettamente legato al vampiro e funge da suo annunciatore, portavoce, servo o comunque si voglia intenderlo. In Stoker, di certo, il nucleo della vicenda è nell’impatto fra Dracula – il male per eccellenza – e le figure positive, ‘sociali’, con le conseguenze che l’incontro fra tale perfida incarnazione e i lodevoli esemplari della buona società ottocentesca ha sulla vita di questi ultimi. Renfield è un po’ il loro alter ego negativo, l’esempio vivente degli effetti letali che l’influenza maligna ha avuto su una creatura che non aveva strumenti per respingerla e l’ha subita in pieno, allettata dal desiderio di immortalità. Ma perché a Renfield questi strumenti sono mancati? sembra chiedersi Lucas. Le ragioni sono da ricercare nella sua storia personale, nelle vicende che hanno fatto di lui quello che era, allorché approdò al manicomio di Carfax e attirò l’interesse professionale del dottor Seward. Lo scrittore, dunque, si cimenta in un’impresa che a prima vista può apparire curiosa: volendo porre Renfield al centro delle sue indagini – ma ovviamente è il dottor Seward a compierle nella finzione letteraria! –  non ‘rischia’ mettendo in piedi ‘ex novo’ un romanzo dalla struttura moderna ma intraprende una vera e propria riscrittura dell’opera di Stoker, lasciando intatta la forma alternata epistola-diario, che nel Dracula già funzionava ottimamente e integrandola con la storia di Renfield lì dove, per così dire, Stoker aveva trascurato di parlarne, in pratica ‘colmandone’ le lacune.

Non bisogna però pensare che Il libro di Renfield abbia, in effetti, ‘scopiazzato’ Dracula: i due testi sono indubbiamente parenti stretti, il libro di Lucas non esisterebbe senza l’altro. Oltre a ricalcarne la struttura e l’idea base, Lucas è tra l’altro sorprendente nel riprodurre lo stile e il linguaggio d’altri tempi: una vera e propria operazione di ‘vintage’. Tuttavia la sua opera appare assai diversa, perché non può evitare di essere ciò che è naturale che sia: un romanzo moderno, scritto da qualcuno vissuto un secolo dopo Stoker e la cui sensibilità, dunque, è più vicina alla nostra. L’approccio nei confronti di Renfield è quindi principalmente psicologico. Le sue manie, le deviazioni nel comportamento, in sostanza le ‘storture’ del suo carattere hanno motivazioni che devono essere ricercate al suo ‘interno’, nelle dure esperienze infantili, nell’abbandono subito e mai superato, nella carenza affettiva che ne ha fatto, fin dai primi anni di vita, un outsider incapace di comunicare, malvoluto da tutti ad eccezione del pastore che l’ha allevato. La mancanza di un ambiente familiare sereno che lo abbia accompagnato nella crescita ha portato all’insorgere di malesseri e incubi, alla conquista di una fede religiosa ‘malata’ e lo ha spinto ad instaurare con la natura e soprattutto con gli animali un rapporto di amore-odio ulteriormente complicato poi dall’incontro con il sovrannaturale, nelle vesti di una magica e oscura signora che lui vorrebbe come madre – o come amante? – ma che invece, senza che lui all’inizio ne sia cosciente, lo condurrà alla finale condizione di servo del male. Tutto questo emerge, come si è accennato, dal diario del dottor Seward, dalle registrazioni dei suoi incontri con il paziente e anche dagli appunti che lo stesso Renfield verga su un taccuino.

Il risultato è un’indagine psicoanalitica in piena regola che, in quanto tale, si allontana decisamente dall’opera di Stoker, autore ottocentesco che si proponeva ben altri scopi, pur rispettandone l’ispirazione. In questo caso, le associazioni che la lettura richiama, a mio parere, sono con un libro ben più moderno, scritto da qualcuno che di psiche umana, follia e infelicità se ne intende parecchio: Patrick McGrath. In Spider, infatti, uno dei suoi romanzi più complessi, l’innocenza del bambino Dennis viene violata dalla più crudele delle esperienze, e il lettore, di fronte al grave deterioramento dello spirito del personaggio in età adulta, risale a ritroso fino al trauma che l’ha originato. Ne Il libro di Renfield si segue a lungo un analogo percorso, che affascina e coinvolge. Ad un certo punto, però, l’autore sembra sentire l’esigenza di riallacciarsi a Stoker; con la morte di Lucy Westenra e, di lì a poco, quella dello stesso protagonista, l’attenzione torna alla lotta contro Dracula: ampi passaggi di Stoker vengono riportati in grassetto, come a voler ribadire la ‘sudditanza’ di questo libro rispetto all’altro e la tensione cala leggermente.

Nella postfazione redatta da Martin Seward, discendente di quel dottor Seward che visse la storia in prima persona, si traccia infine un curioso parallelo fra l’avvento del male ‘ottocentesco’, sotto forma di vampiro, e l’avvento del male dei nostri tempi, l’attacco dell’11 settembre: oggi come ieri la minaccia dovrebbe dunque provenire dall’esterno? Il volume si conclude con questa inespressa domanda e presenta, in chiusura, una dotta, nonché complessa nota finale a cura di Alessandro Defilippi, nella quale la follia di Renfield viene trattata in termini meno letterari e più ‘specialistici’ e viene evidenziata la relazione che in molti casi si riscontra tra follia e ‘fantastico’.

Tim Lucas: Il libro di Renfield (Gargoyle Books, 2011, pagine 316, 14 euro)

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