Luigi Milani: “Nessun futuro”

0
Condividi:

Fra le uscite di questo periodo, il curioso romanzo Nessun futuro di Luigi Milani merita assolutamente di essere segnalato; esso è raccomandato, fra l’altro, da un’entusiastica prefazione di Danilo Arona che ne evidenzia l’originalità e il valore. In effetti, il tema appare molto intrigante e, del resto, il mondo del rock è perfetto per ambientarvi vicende drammatiche, bizzarre e cupe.

L’autore ci racconta la storia tragica e piena di interrogativi irrisolti di una rockstar, frontman di una band americana di grande successo, i Chaos Manor, il quale, già intollerante per temperamento alle regole dello ‘showbiz’, a seguito di un incidente stradale in cui perdeva la vita l’amatissima compagna, abbandona la musica, la carriera e la vita dorata ma difficile dei dischi e dei tour per scomparire in modo misterioso ed inquietante. Nella figura di Phil Summers, una specie di eroe romantico di ultima generazione, c’è qualcosa di Jim Morrison e forse, ancora di più, di Kurt Cobain – entrambi sono nati ad Aberdeen! – ma in effetti, questo degli artisti che muoiono in circostanze poco chiare oppure di colpo spariscono è un aspetto ricorrente nella realtà del rock, tanto è vero che è anche al centro del celebre film Velvet Goldmine, di Todd Haynes, il cui protagonista, Brian Slade, simboleggia l’epoca del glam. In questo romanzo, invece, siamo in pieno periodo grunge, come è evidente proprio dal tipo di musica che la band propone.

Il personaggio di Phil Summers non potrebbe inserirsi in ambito migliore: fin dalle prime pagine si presenta sopraffatto da problemi e contraddizioni, tanto che sembra quasi provocare volontariamente l’incidente in cui troverà la morte Marie Laveau, la sua compagna. Nel prologo è tratteggiata brevemente la vicenda umana di Summers fino al totale smarrimento di sé e all’ipotetica fine. Subito dopo viene introdotta quella che sarà poi la vera e propria protagonista del romanzo, la giornalista Kathy, appassionata di musica e conduttrice di programmi specializzati, che in modo quasi casuale prende ad interessarsi della storia di Phil Summers a scopo professionale, ma ne viene così coinvolta da continuare a seguirla e a ricercare ragioni ed informazioni, anche dopo che la carriera televisiva si è interrotta. La figura dell’artista, al di là della passione per la sua musica, sembra quasi ossessionarla, tanto che viene presa da molti dubbi riguardo la sua morte, a suo avviso non sufficientemente dimostrata. Per molte pagine l’interesse del lettore viene tenuto desto dalle febbrili ricerche di Kathy, che contatta anche persone che hanno conosciuto Summers o hanno suonato con lui per riceverne impressioni e racconti

Tra l’altro la giornalista si muove in un ambiente, quello dei musicisti rock, che non può non affascinare chi sia appassionato del genere e che Milani descrive con molta verosimiglianza, dimostrando così di ‘saperne qualcosa’. Sfortunatamente però, proprio quando ci si trova al culmine dell’attenzione e del coinvolgimento, il libro sembra virare bruscamente verso un obiettivo diverso e prende a descrivere le vicende personali della giornalista e i suoi fallimenti amorosi, concentrandosi soprattutto sul legame sentimentale che si instaura tra lei ed un anziano fotografo, incontrato nel corso delle sue indagini su Summers. Inutile dire che il cambiamento provoca un notevole disorientamento e, francamente, un po’ di delusione: molte pagine si susseguono senza che si parli più della vicenda che ci stava appassionando e si va avanti sperando che la trama si riannodi al più presto con quello che avrebbe dovuto esserne il nucleo principale.

Non che la lettura sia sgradevole, tutt’altro: il linguaggio è scorrevole e spigliato, con quello stile tipicamente giovanile che ben si addice all’ambientazione e ai personaggi del libro. Ma la divagazione risulta, a mio parere, troppo lunga e troppo in là si riprendono le fila della vicenda primaria, che resta sacrificata da una scelta strutturale tutta a discapito dell’equilibrio dell’opera. Soltanto nella quarta (e ultima) parte, messo in confusione dalla scoperta della grave patologia di uno dei personaggi, il lettore ritrova il filone principale del racconto: la nostra rockstar torna a farsi viva, non direttamente – è logico – ma quasi trasmettendo messaggi cifrati. Uno dei compagni della band ritrova un inedito in modo inatteso, la voce, così bella, così efficace sembra evocare la presenza di Summers, che Kathy percepisce, rimanendone talmente impressionata da crederla quasi reale. Fra un vagabondaggio e l’altro, con il pretesto di concludere un libro sulla storia di Phil a suo tempo iniziato e mai portato a  termine, matura così la decisione di raggiungere la sua tomba, come a voler verificare che esista davvero e che la sua morte non sia stata una montatura.

La narrazione qui si sposta su un piano che non è più quello strettamente concreto, ma si allarga alla zona più inafferrabile ed evanescente delle sensazioni, dei presentimenti e delle intime percezioni restituendo alla vicenda tutto il suo intrigante ed oscuro mistero. In perfetta simulazione di una verità quasi ‘giornalistica’, il libro si conclude con la discografia e la bibliografia completa dei Chaos Manor, perché – sembra volerci dire l’autore – una band del genere, con una storia così, avrebbe benissimo potuto esistere: ne esistono molte simili, i cui drammi abbiamo conosciuto e vissuto…

Luigi Milani: Nessun futuro (Casini, 2011, pagine 532, euro 12,90)

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.