Rockriminal

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Rockriminal, a cura di Sergio Gilles Lacavalla, è un dizionario dei crimini e misfatti del rock, una “mostra delle atrocità” che mette a nudo i risvolti più scabrosi e estremi  degli interpreti più “maledetti” di questo genere. Lungo le pagine del libro, in mezzo a tante vite bruciate e annientate dagli eccessi, è però possibile trovare una poetica esistenziale che rappresenta una sorta di rivolta contro un mondo percepito come ostile. I protagonisti di Rockriminal riscattano così in parte, attraverso l’arte, il nulla alla base di quelli che spesso sono soltanto squallidi episodi di cronaca nera e vita balorda.

In questo senso, fra i molti nomi analizzati nel testo, si rivela esemplare la parabola musicale di Lou Reed e dei grandi Velvet Underground. Le canzoni dei Velvet Underground trattano infatti tematiche oscure, parlano di sadomasochismo (come nella celebre “Venus In Furs” ispirata a “Venere in pelliccia” di Leopol Von Sacher Masoch), droga (“Heroin”) e alienazione metropolitana in un periodo in cui in America andavano di moda gli slogan di pace e amore proclamati dagli hippies. Il gruppo, come è noto, finirà sotto l’ala protettrice di Andy Warhol e per lui realizzò degli show in cui sul palco, fra i vari oggetti, c’erano fruste e croci di legno. Lou Reed continuerà poi, nella sua carriera solista, ad esplorare efficacemente queste ossessioni in album come il trasgressivo Transformer e il disperato Berlin per esorcizzare una vita personale burrascosa all’insegna della droga e del disordine sentimentale e sessuale.

Diverso il caso di Syd Barrett, leader dei primi Pink Floyd che, a causa dell’abuso di acidi e dell’incapacità di reggere le pressioni del successo, sprofonderà in uno stato semi catatonico isolandosi dal resto del mondo fino alla sua morte. Prima di sparire dalla circolazione rinchiudendosi in casa a vivere con la madre, Barrett farà in tempo però a registrare due dischi di altissimo livello, anche se in alcuni brani le registrazioni documenteranno impietosamente la condizione psichica di una persona ormai assente dalla realtà o forse in contatto con un’altra dimensione.

Ian Curtis dei Joy Division è invece un triste esempio di un’esistenza minata dalla malattia fisica (l’epilessia) e spirituale, segnata da un destino ineluttabile, in cui non c’è alcuna speranza di poter sopravvivere a una quotidianità che non piace e in cui il gesto estremo del suicidio rappresenta l’unica via di uscita.

Le storie di tutti questi artisti vengono tratteggiate nel libro in modo interessante; fra i molti altri citati, fra cui Iggy Pop, David Bowie, Rozz Williams e Jello Biafra, sono da segnalare, a mio avviso, gli esponenti dell’epopea maledetta del black-metal norvegese, caratterizzata dall’adesione a sette sataniche – per esempio con gli incendi appiccati alle chiese – da simpatie naziste, paganesimo e omicidi rituali. Le vicende di Vag Vikernes dei Burzum e di Euronymus dei Mayhem  sono l’equivalente di un viaggio in un girone infernale e rappresentano la frontiera estrema che ha raggiunto l’universo della musica rock, costituendo in fondo il sintomo inequivocabile della decadenza della civiltà occidentale.

Il libro è corredato da una sezione fotografica e le schede di tutti i nomi presi in esame sono completate da un’emblematica discografia “maledetta”. Rockriminal rappresenta quindi una “bibbia”, di importanza fondamentale per tutti coloro che vogliono approfondire il lato oscuro del rock.

Rockriminal. Murder ballads. Storie di rock balordo e maledetto – a cura di Sergio Gilles Lacavalla (Coniglio Editore , 507 pagine, 24 euro)

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