Manuale di cultura industriale

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Viene finalmente  ristampato il “Manuale di cultura industriale”, un’autentica bibbia per tutti quelli che vogliono approfondire gli aspetti filosofici e artistici di questo movimento (contro) culturale. Il libro è a cura di Paolo Bandiera, membro dei Sigillum S, storico gruppo industrial italiano. Rispetto all’edizione del 1997 che, sostanzialmente, era la traduzione dell’Industrial Culture Handbook, questa versione è ampliata di circa il 50%. Il testo indaga infatti l’evoluzione della musica industriale fino all’epoca attuale.

La prima sezione è dedicata ai gruppi e agli artisti fondamentali che hanno posto le basi della new music ovvero Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Spk, Z’ev e Monte Cazazza. Il capitolo dedicato ai Throbbing Gristle è stato ampiamente integrato considerando anche l’evoluzione nel corso del tempo e l’importanza di questo nome: i Throbbing Gristle sono stati infatti coloro che hanno codificato le tematiche che caratterizzano la cultura industrial. Hanno indagato, nello specifico, l’importanza dell’accesso all’informazione facendo propri gli insegnamenti dello scrittore guru William Burroughs sul controllo esercitato dai media. Anche dal punto di vista più strettamente musicale i Throbbing Gristle, assieme ai Cabaret Voltaire, sono da considerare un archetipo di questo tipo di sonorità. Il loro utilizzo di sintetizzatori unito ad elementi di rumorismo ha fatto scuola.

Tutti gli artisti di cui si parla, e che vengono approfonditi con ampie interviste, si contraddistinguono per il loro interesse per quello che si può definire il lato oscuro dell’inconscio nella società post-industriale trattando temi scomodi come i serial-killer, le psicopatologie, gli omicidi di massa, i campi di concentramento e ogni sorta di devianza. L’ondata successiva della scena, che viene analizzata nella seconda sezione, è caratterizzata da un profondo interesse  per l’occulto e per i simboli religiosi.

In particolare i Current93, assieme ai Coil e ai Nurse With Wound, costituiscono il lato apocalittico e decadente della scena industriale. In realtà già gli Psychic Tv, il progetto di Genesis P-Orridge successivo ai Throbbing Gristle, avevano iniziato ad interessarsi di Crowley, e quindi non è un caso che David Tibet, anch’egli membro del Tempio della Gioventù Psichica, abbia poi proseguito con i Current93 ad approfondire questa tematica, interessandosi di religione e esoterismo. Tibet ha spesso evocato simboli di grande impatto come quello dell’anticristo, da lui visto come l’incarnazione di tutte le forze di controllo. Anche musicalmente, i primi dischi dei Current93 riflettono l’interesse per l’esoterismo e contengono una sorta di inquietanti rituali para-religiosi per il nuovo millennio.

Un altro gruppo affine ai Current, almeno a livello di temi trattati, sono i Coil di John Balance e dell’ex Throbbing Gristle Peter Christopherson. Influenzati da Crowley, dal surrealismo, dai “Canti di Maldoror” di Lautremont e da tutta una serie di artisti (fra cui Pasolini, Burroughs, Sade, H.P.Lovecraft) che propongono un tipo di conoscenza ‘poco ufficiale’, i Coil si pongono come il veicolo di queste informazioni “perdute” e, nel corso della loro lunga carriera, hanno costruito un’impressionante e originalissima mitologia capovolta. Fondamentali molto dei loro dischi, fra cui “Scatology” e “Horse Rotorvator”, che hanno inventato il gothic-industrial. Non si possono poi dimenticare altri gruppi importantissimi che vengono puntualmente segnalati come i Laibach, gli Einsturzende Neubauten e i Clock Dva e che rappresentano altri esempi di Cultura dell’Apocalisse.

L’ultima sezione del libro, intitolata “Il Nuovo Millennio”, è infine dedicata all’analisi della scena italiana (da ricordare alcuni mitici nomi come Maurizio Bianchi, i Pankow, i Tac, gli Ain Soph e i già citati Sigillum S) e della scena giapponese. La scena giapponese, in particolare, costituisce l’ala estrema della musica industrial (simboleggiata da Merzbow, capostipite del noise), ed è l’espressione di una società piena di contraddizioni come quella nipponica che rappresenta l’avamposto dell’inumano, dove una vita iper-accelerata ha luogo in contesti urbani abnormi come quelli di Tokyo e Osaka. Il libro si chiude con l’analisi di tutti gli artisti in qualche modo riconducibili agli ultimi sviluppi dell’universo industrial e con un capitolo dedicato al corpo elettronico.

In conclusione non si può non sottolineare la fondamentale importanza di questo testo, che si avvale di monografie accurate con discografie aggiornate e complete ed è corredato da splendide fotografie oltre ad offrire un’analisi minuziosa del fenomeno della cultura industriale nel suo complesso.

Manuale di cultura industriale. Socio-patologia musicale dagli anni settanta al ventunesimo secolo – a cura di Paolo Bandera (Shake Edizioni, 318 pagine, € 20)

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