GHXST: No rest for the wicked

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Curioso che questo eppì (il secondo del gruppo, seguendo l’esordio autoprodotto “Evil’s wasted you” dell’anno scorso) titoli come uno dei miei dischi preferiti dello zio Ozzy Osbourne (assistetti ad un concerto del relativo tour, con un giuovine Zakk Wilde scatenato alla sei corde), ma non divaghiamo, perché i novaiorchesi GHXST (provengono però dalla California) meritano attenzione. Le quattro tracce di No rest for the wicked (la prima è un’intro, la quarta un interludio) sono scure come la pece, figlie di un death-rock metropolitano che ben si sposa alle atmosfere plumbee d’una notte invernale trascorsa passeggiando nervosamente tra le ampie arterie cittadine, solo sfiorati dalle luci che s’illudono di ricacciare indietro l’oscurità opprimente, colla mente ingombra di presagi lugubrissimi, figli di ore insonni, con una drum-machine alienante a far da sfondo ai rumorismi assortiti prodotti dalle chitarre. Mi giuoco la carta dello shoegaze, e “Devil between us” vi farà sobbalzare, tanta e la cattiveria sonica che esprime. Un sound heavy e sordido, ma capace di citare con competenza i Bauhaus in “No end in sight”, per una bella scoperta che merita venir valorizzata. Ottime premesse, segnatevi il nome ed il titolo sul taccuino.

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