The Doormen: The Doormen

0
Condividi:

Le ultime, assai confortanti pubblicazioni di Moth’s Tales, Karma In Auge, Underfloor, Other Voices (e l’elenco è più corposo…) confermano l’ottimo stato di salute dell’underground italiano; opere di buon livello qualitativo e testimonianze di amore incondizionato per la wave più incorrotta, è il caso pure di questo The Doormen, il quale esibisce un sound compatto figlio legittimo del post-punk più irruento ammantato d’una aura spiccatamente dark. Superati di slancio i primi due episodi della track-list (“Italy” e “Modern depression”), si viene travolti dal percussionismo forsennato di “New season”, episodio dal considerevole impatto e sostenuto da un impianto chitarristico strutturato e robusto, il quale esalta la voce autorevole di Vincenzo Baruzzi (altrove la pronunzia è da perfezionare), e da una “I’m fool” che discende direttamente dagli ottanta più autarchici, rimandando alla lezione di acts gloriosi quali The Sound, con schegge estratte con forza dalla discografia di Echo & the Bunnymen. Vinte alcune iniziali titubanze, The doormen vi esploderà in volto, graffiandovi colle sue ritmiche atletiche, martellandovi col basso e colla batteria. Se Albione sta rivivendo l’ennesima rinascenza del brit-goth (Adoration, Grooving in Green, The Eden House…), ecco rispondere l’Italia coi suoi degnissimi rappresentanti, come confermato da una “24” di nobilissimo lignaggio. Disperazione cronicizzata, decadenza ostentata con studiata nonchalance, “Goodnight” è tuta qui, acquattata nell’ombra, pronta ad avvolgervi col suo sudario di depressione (e che dire dell’assolo finale dalle tinte sonore desertiche, indizio di curiosità nei confronti di altri generi solo apparentemente distanti?). “Now I’m here” cita le notti insonni di un Nick Cave intento ad osservare le bassezze d’una umanità abietta attraverso il vetro sudicio d’una stanza d’albergo d’infima categoria, altrove piove densa fuliggine dalle ciminiere spente, muti simulacri d’una età tramontata, lascito della quale è solo miseria, e l’arrangiarsi non può venir spacciato per Arte… “Here comes that bitch” è un altro passo epicissimo come l’assalto all’arma bianca d’un manipolo di fanti votati all’estremo sacrifizio, e qui il gruppo conferma la sua eccezionale coesione. “Impossibile love” viene mirabilmente descritta dal titolo, il finale affidato ad uno dei motivi meglio riusciti, “More time”, è semplicemente grandioso, disvelando una finissima vena psichedelica (che Ian McCulloch e Julian Cope assai gradirebbero). No, non un nostalgico omaggio al passato, The doormen è materia viva e pulsante, è sangue che scorre, cuore che palpita. Al Diavolo i freddi e perfettini foresti, è fra noi che la new wave più pura sta rinascendo!

Per informazioni: www.myspace.com/thedoormenmusicitaly
Web: www.facebook.co./thedoormen
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.