Francesca Battistella: “Re di bastoni, in piedi”

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La giovane casa editrice napoletana ‘Scrittura & Scritture’ che, dal 2005, si sforza di promuovere, con criteri di indipendenza, nuovi talenti italiani di qualità,  ci sottopone il giallo da poco pubblicato Re di bastoni, in piedi di Francesca Battistella, una storia ambientata nella malavita campana degli anni ’80. Con la disinvoltura di qualcuno che conosce molto bene quel contesto e la rassegnazione di chi, in sostanza, ha imparato a conviverci, la scrittrice costruisce con leggerezza una vicenda delineando personaggi tipici della napoletanità quotidiana: una pensione a gestione familiare, un poliziotto giunto dal Nord per un’inchiesta di camorra, un anziano gay che dopo la morte lascia un misterioso diario destinato da un lato a sconvolgere alcune vite e dall’altro a chiarire i particolari di un orribile delitto rimasto irrisolto.

La Battistella, non alla sua prima esperienza narrativa, a quanto si sa vive ormai da anni nei pressi del lago d’Orta e si è lasciata dunque alle spalle la vita, il colore e gli aromi che tanto bene sa descrivere. Si dimostra abile nell’utilizzare la cronaca ‘vera’ – quella più drammatica! – come sfondo del suo piccolo bozzetto napoletano, creando una trama ben congegnata per mezzo di un linguaggio semplice e scorrevole, neanche troppo impregnato di termini folkloristici: il suo libro è piacevole, in pratica, ma si tratta di una lettura che non esige, in verità, un eccessivo impegno. La situazione della Campania, soffocata dalle lotte di camorra, le sparatorie, i morti e le vendette, Maradona come unico punto di riferimento culturale e unica possibilità di aggregazione popolare, tutto quello che, in pratica, ha formato la materia del certo più indigesto Gomorra, resta qui semplicemente in secondo piano rispetto ad una quotidianità fatta di spese al mercato e fritti all’italiana, di tavolate e vivaci discussioni su temi di attualità, dove la protagonista della storia emerge, in effetti, principalmente per un suo dono, quello di saper leggere il futuro nelle carte. Maricò è ben conosciuta nella sua piccola cerchia per questa dote che, purtroppo, le risulta decisamente scomoda quando ciò che le carte rivelano è sgradevole per chi ascolta o quando, addirittura, esse predicono la morte. La sua capacità gioca un ruolo determinante nelle vicende narrate dal romanzo: ma anche nei momenti in cui gli intrighi e le oscure trame mafiose sembrano prendere il sopravvento, i toni sono ammorbiditi e le tensioni non esplodono, mentre l’attenzione del lettore resta concentrata sugli abitanti di ‘Casa Serena’, sul testamento di Don Cecè e sui suoi trascorsi amorosi senza addentrarsi nella tragedia, senza che il lato oscuro e minaccioso di Napoli – quello che i suoi splendidi, accecanti colori non lasciano scorgere – appaia mai in primo piano.

Questo aspetto è soltanto un vago sentore, come un’inquietudine ‘secondaria’ che in parte allude ma non fa comprendere. Perfino i capi-clan, per così dire, hanno un’anima: nel loro passato ci sono stati amori, passioni, interessi culturali e, anche quando sono intenti a perpetrare violenze ed omicidi si baloccano con sogni ed illusioni, immaginano una vita diversa. Eppure in quegli anni lo scenario della malavita organizzata in Campania si era fatto cupo, l’aria irrespirabile.

Francesca Battistella non è Saviano e magari non ha mai avuto alcuna intenzione di imitarlo. I suoi scopi, ferma restando la medesima, inevitabile consapevolezza, sono certamente diversi e per questo il suo volumetto rimane fondamentalmente nell’ambito delle letture tranquille e gradevoli, un po’ ‘da ombrellone’, in cui l’atmosfera vagamente ‘noir’ di alcune pagine si stempera in fondo nel lieto fine, una volta tanto benvenuto, che mette un po’ tutto a posto.

Francesca Battistella: “Re di bastoni, in piedi”,  Scrittura & Scritture, pag.272, euro 12,50

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