Houston!: Mechanical sunshine

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Sono giuovini, i piacentini Houston! (proprio con l’esclamativo!), ma Mechanical sunshine è già il loro secondo lavoro (esordirono nel 2008, due anni dopo lo start, su Sliptrick Records con “Fast in elegance”), e con ben due tour europei alle spalle possono ben ambire ad un futuro di certo rilievo, per lo meno in ambito alterna (che cosa voglia dire oggidì mi è ben poco chiaro, ma che volete farci, al vecchio il termine piace assai…). I brani sono quattordici (anche se “Shine of the rusty gear” e “Planet terror” di fatto si fondono l’uno coll’altro), ma Mechanical sunshine non patisce cedimenti, merito di una produzione scintillante e di un missaggio curato da Mika Jussila, e per questo non serve allora aggiungere altro (se qualcuno non lo ha mai sentito nominare significa che ha trascorso gli ultimi anni ibernato, ritengo che possiate spendere il suo nome anche in Burkina Faso o nel deserto australiano…). Il loro stile incorpora componenti anche difformi fra loro, ma ben amalgamati, giungendo ad un complesso ma fluido melange soniko che piacerà parecchio ai cultori di bands quali Dope Stars Inc. e LTX Teens, con venature dark/industrial/glam che rimandano all’imprescindibile, innominabile (?), innonsocchè Reverendo Manson, senza che le citazioni vengano a tal punto esplicate che risultino fin troppo facilmente individuabili (e mia figlia ha pronunziato pure Tokyo Hotel, ah!, queste decenni!!!!). Certo che “Let me shout” e “Velvet pressure” sono proprio delle belle scariche di arguta ruffianeria, poi le ballate come “Mechanical breath” ed “One day”, opportunamente piazzate nei punti strategici della track-list, paiono proprio allestite appositamente per piacere (e questo è un punto a favore, il songwriting rappresenta il vero cruccio di troppe italiche band). Sicuramente nulla di rivoluzionario o di imprescindibile, Mechanical sunshine in alcuni frangenti risulta ancora acerbo (e ci mancherebbe, se fossero già maturi alla loro verde età non avrebbe senso nemmeno proseguire nella carriera…), ma proprio per questo ancor più interessante, perché i margini di ulteriore evoluzione sono ben delineati. Debbono solo portar pazienza, la crescita avverrà naturalmente, eppoi con titoli come “My swedish baby looks like a star” non possono non risultar simpatici! Rivelazione del mese di Luglio!

Per informazioni: www.myspace.com/houstonband
Web: http://www.tanzanmusic.com
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