Sono passati ben sei anni da The Devil’s Steed, periodo nel quale Tony Wakeford non è certo stato inattivo, impegnato con svariati altri progetti (Orchestra Noir, Duo Noir, Owls) e concerti vari, ma ora vede finalmente la luce il nuovo (e più volte rinviato), The Cruellest Month. L’album era stato preceduto, lo scorso anno, dal singolo “The Bad Luck Bird/Stella Maris” (brani che ritroviamo sull’album) e sancisce, attraverso le sue tredici tracce, l’assoluta rilevanza del progetto di Tony Wakeford nel panorama del cosidetto folk-apocalittico, di cui del resto va annoverato tra i fondatori. Se già il precedente album aveva accantonato le sperimentazioni sonore di The Hill of Crosses e (sopratutto) Thrones, questo nuovo disco ricolloca i Sol Invictus nei territori a loro più congeniali, spaziando al solito tra ballad tradizionali e brani nuovi di zecca, con testi intrisi di pessimismo, disincanto e misantropia (“Books and bodies burn to prove we never learn” canta Tony in “Fool’s ship”, uno dei migliori pezzi del disco). Tra gli altri episodi di punta, la title-track, “To kill all kings”, “Raining in April”, “Something is coming” e i due brani del già citato singolo. Circondato da validi collaboratori come Andrew King, Renee Rosen, Caroline Jago, ecc…Tony Wakeford ha realizzato un ottimo disco, che pur non aggiungendo nulla di nuovo a quanto affermato in oltre vent’anni di esistenza del progetto, si inserisce a pieno diritto nella galleria dei suoi migliori album (ricordiamo inoltre che l’intera, vastissima, discografia di Sol Invictus è oggetto di ristampa in questi giorni).