Sol Invictus: The Cruellest Month

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Sono passati ben sei anni da The Devil’s Steed, periodo nel quale Tony Wakeford non è certo stato inattivo, impegnato con svariati altri progetti (Orchestra Noir, Duo Noir, Owls) e concerti vari, ma ora vede finalmente la luce il nuovo (e più volte rinviato), The Cruellest Month. L’album era stato preceduto, lo scorso anno, dal singolo “The Bad Luck Bird/Stella Maris” (brani che ritroviamo sull’album) e sancisce, attraverso le sue tredici tracce, l’assoluta rilevanza del progetto di Tony Wakeford nel panorama del cosidetto folk-apocalittico, di cui del resto va annoverato tra i fondatori. Se già il precedente album aveva accantonato le sperimentazioni sonore di The Hill of Crosses e (sopratutto) Thrones, questo nuovo disco ricolloca i Sol Invictus nei territori a loro più congeniali, spaziando al solito tra ballad tradizionali e brani nuovi di zecca, con testi intrisi di pessimismo, disincanto e misantropia (“Books and bodies burn to prove we never learn” canta Tony in “Fool’s ship”, uno dei migliori pezzi del disco). Tra gli altri episodi di punta, la title-track, “To kill all kings”, “Raining in April”, “Something is coming” e i due brani del già citato singolo. Circondato da validi collaboratori come Andrew King, Renee Rosen, Caroline Jago, ecc…Tony Wakeford ha realizzato un ottimo disco, che pur non aggiungendo nulla di nuovo a quanto affermato in oltre vent’anni di esistenza del progetto, si inserisce a pieno diritto nella galleria dei suoi migliori album (ricordiamo inoltre che l’intera, vastissima, discografia di Sol Invictus è oggetto di ristampa in questi giorni).

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3 comments

  1. Christian 3 Febbraio, 2012 at 01:46

    Buon disco da parte di Tony Wakeford e soci,che ritorna a certe atmosfere anni ’90(anche se il loro ultimo disco”The Devil’s steed”era molto più continuo).Le loro atmosfere più classiche sono rappresentate da brani come “To kill all kings”,”Something’s coming”,”The Bad luck bird”,etc.Sono presenti anche delle brani tradizionali ,come “Edward”(già presente in “King and queen del 1992,ma qui in una veste sonora molto differente)e la lunga murder ballad “Cruel Lincoln”.I pezzi migliori sono probabilmente la complessa”Fool’s ship”e “Toys”dalle atmosfere vagamente alla Kurt Weil,sicuramente il pezzo più atipico di questo disco.Per quanto riguarda i testi,sembrerebbe definitivamente accantonato l’elitarismo aristocratico(ma mai fascista),che contraddistingueva le loro opere(e questo un pò mi dispiace),prova ne sono l’anarcoide “To kill all kings”e l’inno proletario “The Blackleg miner”.Disco meno bello di altri(“In the rain,cui molti lo paragonano è di ben altro livello),ma comunque consigliato.Voto finale 7/10.

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