Crown Of Autumn: The treasures arcane – Transfigurated edition

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Assolutamente necessario, anche alla luce di quanto riportato nella recente intervista da noi pubblicata, spendere alcuni e meritati verbi a proposito di questo autentico capolavoro di metallo epico e darkeggiante. All’epoca della pubblicazione di The treasures arcane, correva l’anno 1997, il doppio cantato pulito e growl e l’amalgama perfettamente riuscita tra partiture colte e metallo ortodosso non facevano parte dei clichè della musica estema; eppure i CoA osarono ed infine risultarono vincitori, ad onta pure dei più scettici. Questo disco, a partire dalla opulenta copertina raffigurante allora un medaglione, opera del Pisanello, coll’effige di Gianfrancesco I Gonzaga, rappresenta tutt’oggi una autentica rarità in quest’ambito, e non solo entro gli angusti confini italici. Celebrazione di un’epoca aurea per Milano e dell’innegabile talento dei suoi Autori tutt’uno, questo è The treasures arcane che My Kingdom Music ristampa con l’aggiunta dell’intiero demo “Ruins” che diede il via all’operazione CoA, e principiò l’alba della leggenda. Come per i Warlord, forse gli unici a fornirci qualche paragone utile per definire meglio i contenuti, più concettuali che meramente stilistici, del dischetto in esame, il Tempo decretò infine per questo disco il conseguimento di uno status al quale troppi ambiscono senza possederne i meriti, ovvero quello del culto, e l’intrecciarsi di voci gorgoglianti ad altre limpide e declamatorie, i frequenti stacchi acustici pregni di genuina ispirazione, l’atmosfera guerresca, ma quella inebriata ed al contempo mesta della fine della battaglia, allorquando il Vincitore assapora il gusto del Trionfo ma deglutisce a fatica le lacrime amare, constatando che tanti amici e fratelli d’arme nella virile pugna ha perduto, la tecnica invidiabile che innerbava queste tracce meravigliose non possono che confermare quanto CoA meriti i Sigilli della Gloria. Le quattro tracce di “Ruins”, ancorché acerbe, conservano in nuce quelle qualità appena abbozzate che poi trovarono definitiva consacrazione in The treasueres arcane e che, per nostra buona sorte, trovarono poi un seguito nel recente “Splendours from the dark”, perché smarrire e poi ritrovare un simile monile di pregiatissimo metallo epicheggiante non può non annoverarsi tra le più benevole concessioni del Fato.

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2 comments

  1. Christian Dex 2 Ottobre, 2011 at 23:59

    Beh ovviamente dissento dal giudizio “tranchante”! 🙂
    Lo stile di Hadrianus è volutamente sopra le righe: può piacere o no. L’importante è stare anche attenti al senso che c’è dietro alla forma.
    Grazie comunque del commento!

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