:Golgatha:: The Horns of Joy

0
Condividi:

Nonostante una discografia già nutrita, sia a livello qualitativo che quantitativo, i :Golgatha: non hanno ancora raggiunto la popolarità di altre bands del panorama neo-folk (etichetta che utilizzerò per comodità, pur essendo piuttosto limitativa, come vedremo, nei confronti della musica del gruppo tedesco); una band di culto insomma, che però ora approda su Trisol per la realizzazione del nuovo The Horns of Joy e probabilmente questa mossa porterà maggior visibilità a Donarski e Marleni sia per la diffusione della nuova label, sia per l’indubbia qualità del materiale di questo disco. Come scritto nel booklet del cd (un bel digipack corredato da testi e foto) si tratta di tredici brani imperniati sul tema del nichilismo; musicalmente il disco si rivela assai variegato, spaziando dal neo-folk più classico di pezzi come “The Iron Rose” e “Nihil”, a sonorità debitrici dei Dead Can Dance più “etnici” (“Enchantment”, “Fertility” e “Rising”). Il ritual-ambient che ha caratterizzato buona parte dei precedenti lavori dei :Golgatha: riemerge in altri brani del disco, in cui tra l’altro si rileggono pezzi come “The dogs of war” dei Pink Floyd (qui collabora anche David Sabre di Dawn And Dusk Entwined, già al lavoro con :Golgatha: per il pregevole Sang Graal di qualche anno fa) e “The sound of war” di Gitane Demone. Non mancano riferimenti letterari (il testo della title-track è basato su “L’impossible” di Georges Bataille e quello di “Body of wind” prende spunto da un poema di Ezra Pound, mentre la conclusiva “Death in Honour -uno dei migliori pezzi dell’album- è dedicato a Yukio Mishima). Disco decisamente valido e consigliato tanto per chi già apprezzava la musica dei :Golgatha: tanto per i neofiti.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.