Candida Kandinskij: Lipstick

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L’algido nitore della copertina lascerebbe intuire contenuti molto più leggieri, per questo CDS assolutamente DIY di Candida Kandinskij (nick celante le generalità di Giovanni De Benedetto, giuovine esploratore dei margini del pentagramma appannaggio delle sonorità alterna), ma già la mezza figuretta abbozzata sul retro rende l’approccio decisamente più inquietante. E’ questa la sintesi di quanto proposto in queste due tracce (più rmx) che in totale, tutt’etre, non superano gli undici minuti complessivi. La title-track rielabora i livori sonici reznoriani magari come lo hanno fatto i Bluvertigo (ed il citato remix ribattezzato “19” lo conferma, siamo in bilico sul bordo dell’elettro darkeggiante inebriata di eighties impegnati, con qualche pillola industrial a donar conforto), “Bloomed hole” grattugia chitarroni ministryani volando veloce nel cielo nero pece che preconizza una nevicata da inverno post-atomico, e davvero rappresenta uno dei pezzi più convincenti dal sottoscritto ascoltati negli ultimi mesi. Troppo breve Lipstick per stilare giudizi definitivi, e nemmen questo è il suo significato, l’impressione che il progetto sia già maturo per prosceni importanti traspare comunque netta da questi solchi. Ah!, non v’ho tediati segnalando che CK germoglia direttamente sul fertile humus friulano, ma lo faccio ora, perché un po’ di sano campanilismo ci vuole, Udine non sarà Londra e nemmen Milano, ma qualcosa di buono lo si ascolta anche da noi (leggete pure Moth’s Tales per citare uno a caso).

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