VNV Nation: Automatic

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Lungamente atteso, come si conviene ad ogni nuovo disco della band più amata della scena elettro-pop, ecco Automatic, ottavo album dei VNV Nation. La discografia del duo Harris/Jackson va idealmente divisa in due parti; Futureperfect chiuse la prima, quella che in pratica definì i canoni del future-pop, caratterizzata da un sound epico che trova in Empires il suo capolavoro irraggiungibile. Il per me mediocre Matter + Form inaugurò una stagione più prettamente “pop”; il sound del duo britannico virò verso territori più melodici (e forse anche meno ispirati), con risultati alterni, tra richiami al passato e ricerca di nuove soluzioni musicali. Nel contesto di questa “seconda fase” della carriera dei VNV Nation, ritengo che Automatic vada giudicato in termini tutto sommato positivi; fermo restando che i già citati primi album erano un’altra cosa, trovo che questo nuovo disco sia migliore di Matter + Form e Of faith, power and glory, ed inferiore solo a Judgement. Il disco dà il meglio di sé nella sua prima metà, con “Control” a svettare su tutte, anche perchè si tratta dell’unico pezzo “pompato” dell’album; Ronan è aggressivo come ai bei tempi, i beats sono incalzanti, il refrain immediato: un pezzo che dal vivo è destinato a devastare. Sul fronte più prettamente “melodico”, segnalo invece “Space & Time” e “Resolution”; “Nova” è invece il pezzo che farà accendere gli accendini durante i concerti, pronta a rilevare l’eredità di “Illusion”; belle anche la strumentale “Photon” (casco ancora una volta nell’errore del confronto col passato e penso ad “Electronaut”, che ovviamente aveva un altro fascino ed un altro ritmo) e la conclusiva “Radio”. Se si bandisce ogni nostalgia nei confronti di un irripetibile passato, si può apprezzare pienamente Automatic disco non certo epocale ma comunque più che buono. Future-pop is not dead (forse….).

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