Cineteca Meccanica: Deviazioni

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L’utilizzo della lingua madre espone a molteplici azzardi, in primis la preclusione ad una più ampia diffusione internazionale (con un mercato poco incline ad accogliere prodotti che non siano espressi in idioma anglo-sassone), eppoi se un testo è banale, questo emerge in tutta la sua evidenza, costituendo un impaccio non di poco conto per l’affermazione di un gruppo. I Cineteca Meccanica sono Alessandro Ruberto e Davide De Santis, ai quali non difetta certo l’esperienza, militando da lustri nell’underground italico, ed all’aspetto lirico, anche grazie ai bei versi che De Santis trae da suoi racconti brevi e poesie, pongono grande attenzione e cura. L’apparato strumentale costituisce poi il saldissimo scheletro di Deviazioni, un’electro-wave robusta ed avvincente, sia nelle sue parti più solenni (“New York”), sia in quelle più snelle e veloci (“Junkie love”). Riferimenti colti alla primissima ondata post-punk italiana (Krisma, Gaznevada, Decibel), alla wave dei Neon pre-“Crimes of passion”, ma anche al Garbo più cupo (descrivendo un’altra Berlino in “Continuo ad urlare”). Non si disperde così il patrimonio personale dei due autori, che trova in vece in queste quattordici testimonianze una valida motivazione per esprimersi, decretando il successo di brani quali la cogitabonda “A sangue freddo” ed “Anime morte”. L’ottimo connubio testi/musiche certifica adunque la piena riuscita di Deviazioni, con diversi episodi da sottolineare oltre a quelli citati (“I tuoi pensieri”, la krismiana “Manifesto”, “Gatto nero gatto bianco”, i Visage virati seppia di “Paris” esposta in francese, “16 gennaio”), approfonditeli non limitandovi alla superficie dei titoli, questo è un disco che va valorizzato assolutamente, dalla prima all’ultima traccia, in quanto ricco di tanta sostanza.

Per informazioni: www.cinetecameccanica.it
Web: http://www.danzemoderne.it
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