Imperative Reaction: Imperative Reaction

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Dare al disco lo stesso nome della band è una prassi piuttosto comune per i dischi d’esordio, invece gli Imperative Reaction sono al loro sesto album; questa nuova release giunge a tre anni dal precedente Minus All e per quanto mi riguarda, continua a farmi rimpiangere Redemption, disco che reputo decisamente il più riuscito della band americana. Il nuovo album si muove grosso modo lungo le coordinate del già citato Minus All e del precedente After the fall: un sound elettro-industrial di matrice prettamente statunitense, dove l’elettronica viene contaminata con componenti rock (aspetti assai palesi soprattutto in “Song of the martyr”, con chitarra e batteria in bella evidenza). Se il disco parte in maniera abbastanza piacevole con “Side effect”, già dopo tre-quattro brani la sensazione di “già sentito” si fa opprimente: le canzoni (undici) si assomigliano un po’ tutte, senza però che nessuna abbia le carte in regola per restare in mente o lasciare un segno di sé. La band di Ted Phelbs ripete un cliché piuttosto logoro, composto da groove elettro-industrial, incursioni rock ed attitudine punk che potrà forse compiacere ancora una volta i loro fans più affezionati, ma per quanto mi riguarda si tratta di un lavoro assai noioso e poco ispirato.

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