Gianluca Morozzi: “Chi non muore”

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Gianluca Morozzi è un autore di cui ho sempre parlato volentieri: ogni volta è impossibile prevedere quale sarà la sua prossima mossa, se scriverà un romanzo goliardico, una cronaca giovanile, un horror raccapricciante, un fantasy onirico… Chi non muore è comunque un libro che può definirsi tipicamente ‘morozziano’ e, in un certo senso, sembra contenere tutti questi filoni. Per tale ragione, esso ha suscitato più critiche di quanto l’autore sia abituato a ricevere, alcune delle quali, a mio avviso, abbastanza ingiuste. Eppure io stessa, sua fan da tempo, ammetto che Chi non muore non è il lavoro di Gianluca che preferisco.

Comunque si voglia pensarla, non si può negare che il romanzo esordisca in modo stupefacente: le primissime pagine presentano infatti direttamente quello che in sostanza è l’epilogo della storia, che verrà quindi spiegato per così dire a ritroso. La protagonista, la studentessa universitaria Angie, è una gradevole – forse non inconsueta! – giovane donna dotata di molte virtù: un bell’aspetto, un carattere socievole e una travolgente voglia di vivere e di sperimentare. Ognuno di noi ne conosce probabilmente una gran quantità: moderna, ironica e spiritosa, Angie sarebbe la gioia e la disperazione di genitori e fidanzati e i suoi monologhi la dicono lunga sulla leggerezza e il piglio disinvolto con cui le ragazze della sua età sono solite affrontare l’esistenza. E’, per abitudine, sempre proiettata in avanti, archiviando con una velocità vertiginosa ogni esperienza conclusa per buttarsi subito nella successiva; eppure anche le spensierate esplorazioni che Angie conduce nella Bologna notturna e studentesca presentano rischi e lati oscuri: ecco che la giovane si imbatte nell’omicidio di tre componenti di una rock band, incontra due enigmatici personaggi, la pseudo artista Valentina e il suo attraente fratello Mizar, e, così facendo, finisce in un complicato intrigo. Nel contempo si ritrova a dover gestire un nuovo, importante rapporto di amore, senza leggerezza, stavolta, ma con tutta l’intensità e l’innocenza dei vent’anni; mentre sperimenta, in questo contesto, emozioni diverse da quelle generate dai consueti innamoramenti in cinque secondi, il pericolo purtroppo è in agguato. Quando se ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi, e quanto tardi, si comprenderà appunto dal finale – quello che si legge all’inizio! –  di cui non vogliamo ovviamente svelare nulla.

Chi non muore, come precisato prima, è sicuramente sorprendente. Sbalordisce un po’, per esempio, che un ‘baffuto’ scrittore bolognese certo non più adolescente riesca ad immedesimarsi senza la minima incertezza in una moderna ventenne; Morozzi dimostra una padronanza davvero perfetta del gergo giovanile, con tutte le sue più scanzonate e tipiche espressioni: Angie parla nel libro costantemente in prima persona e risulta in ogni pagina assolutamente credibile, divertente, graziosa. La trama, poi, è congegnata in modo intelligente ed interessante, ma Morozzi ci ha da sempre abituato a questo: chiunque sia riuscito a seguire la sua copiosa produzione letteraria sa che difficilmente un suo lavoro è apparso banale o raffazzonato. L’ambientazione del romanzo racconta luoghi che il suo autore conosce probabilmente assai bene: la Bologna underground del rock, dei locali, degli studenti, nella quale la disinvolta eroina della storia si muove agevolmente fra amici silenziosi ma fedeli, innamorati delusi e presto sostituiti, coinquiline petulanti tacitate con battute salaci o a suono di rock’n roll. Le situazioni si alternano come in un vortice e il lettore non rischia mai la noia. Quando poi l’atmosfera si appesantisce e la protagonista viene sempre più coinvolta nella vicenda dei misteriosi omicidi, l’autore sa inserire abilmente un filo di ansia che sviluppa fino a creare una situazione di vera e propria suspense: che uno dei locali in cui i protagonisti si recano abbia l’altisonante nome di ‘la loggia nera’ è un richiamo a I segreti di Twin Peaks che ben illustra la virata ‘noir’ impressa al romanzo, fino all’eclatante epilogo.

E’ a questo punto, però, che l’autore fa l’unico passo falso, creando un tale dislivello fra il brio e la vivacità della storia di Angie ed un’agghiacciante conclusione orrorifica, forse – ma non è del tutto chiaro! – di natura sovrannaturale, da assestare al lettore la classica ‘legnata’. Chi conosce gli altri libri di Morozzi sa che il loro finale è sempre sorprendente al massimo grado. Ma in questo caso, l’originalità, a mio avviso, ha un po’ sconfinato nell’esagerazione in modo tale che si arriva in fondo al volume non, come le altre volte, appagati e divertiti ma piuttosto sgradevolmente interdetti. Certo, che l’unico neo di una storia ‘noir’ sia proprio nel finale, non è un dato positivo. Ma considerando Chi non muore nel suo complesso, mi sento di consigliarne assolutamente la lettura  per la capacità che il suo autore dimostra, qui come nelle altre opere, di regalare molte e molte pagine piacevoli ed emozionanti.

Gianluca Morozzi: “Chi non muore”, Guanda 2011, 288 pagine, euro 17,50

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