Con un po’ di ritardo ci occupiamo del ritorno di una delle migliori band della scena goth/post-punk originale inglese. Personalmente ritengo il loro Heaven is waiting un’opera seminale, che non può mancare nella collezione di chi ama, o semplicemente vuole conoscere, la musica dark. Il ritorno dei Danse Society mi ha reso perciò estremamente felice: il tutto è nato intorno (guarda caso) ad una pagina Facebook, in cui i “reduci” del gruppo Paul Nash, Paul Gilmartin e David Whitaker annunciarono il loro ritorno sulle scene e la registrazione di un nuovo album. Del progetto doveva far parte anche il cantante Steve Rawlings (in pratica il solo Tim Wright è rimasto fuori) che però, dopo aver registrato un solo pezzo, ha abbandonato tutto senza nemmeno, pare, dare delle spiegazioni. A quel punto gli altri tre hanno deciso di continuare a lavorare all’album cercando di coinvolgere un altro cantante. La scelta è finita su una donna, ben conosciuta da queste parti, ovvero la nostra connazionale Maethelyiah, mente del progetto Blooding Mask. Fin qui la cronaca dei fatti: a livello musicale l’ascolto di questo Change of skin mi ha un po’ confuso. Da un lato ho ritrovato con piacere quelle sonorità oscure e potenti tipiche dei Danse Society – le articolate ritmiche con i suoni dei tamburi “gonfi” di eco, i sottofondi di tastiere, gli incisivi giri di chitarra – il tutto al servizio di composizioni mediamente convincenti, con alcune punte davvero notevoli (“Revelation” con quei giri di tastiera e chitarra che sembrano provenire dritti dritti da Heaven is Waiting, ma anche “Resurrection” e “Vatican”) e con solo un paio di episodi decisamente deboli (la titletrack “Change of skin” e “Embrace Of The Ice Swan”). D’altro canto la scelta di Maethelyiah alla voce mi ha lasciato invece perplesso. Sicuramente è stato saggio per il gruppo arruolare una vocalist femminile, visto che con un uomo si sarebbero inevitabilmente sprecati i paragoni con il passato, difficili da reggere poi viste le capacità e il carisma dell’ex front-man della band. Sulle capacità vocali di Maethelyiah poi non si discute: di contro il suo stile iper-drammatico ed enfatico non si sposa bene con l’irruenza della musica dei Danse Society, con quell’algida potenza che è, ancora adesso, un marchio di fabbrica del gruppo. In Change of Skin poi Maethelyiah decisamente “esagera” e talvolta straborda, con il risultato di rendere persino fastidiose alcune sue performance. Ascoltando l’album più e più volte uno apprezza sempre di più gli aspetti positivi: probabilmente con una produzione diversa (e magari anche con una copertina diversa, essendo questa decisamente brutta) Change of Skin poteva essere un’opera di tutt’altro livello. Così invece raggiunge appena la sufficienza ma per il ritorno dei mitici Danse Society era lecito aspettarsi qualcosa di più.