Aa.Vv: Danza Meccanica 2

0
Condividi:

A distanza di un paio di anni dal primo volume, Danza Meccanica – Italian Synth Wave 1982-1987,  ecco che la Mannequin licenzia il secondo della fondamentale antologia della New Wave italiana, continuando il discorso di recupero di un patrimonio prezioso, importantissimo sia per chi abbia vissuto quel periodo in prima persona che per chi, invece, sia oggi interessato a scoprire i frutti, nel nostro paese, di una delle ultime vere rivoluzioni musicali. Trattandosi di una scelta di brani di diversa provenienza, non è possibile tracciare delle linee caratteristiche valide per tutti: vi si riconosce tuttavia, oltre a ai tipici arrangiamenti synth-wave, l’atmosfera malinconica, spesso addirittura drammatica, che ha fatto così spesso parlare di ‘generazione oscura’. Mi sembra giusto precisare che, nel capitolo precedente di cui, ovviamente, si era già detto a suo tempo (http://www.versacrum.com/vs/2010/05/aa-vv-danza-meccanica-italian-synth-wave-1982-1987-3.html), erano presenti proposte di altissima qualità, tra cui solo per fare qualche esempio, i Vena, i Victrola, Tommy de Chirico, i Carmody e Janitor Of Lunacy: si trattava dunque di nomi abbastanza noti agli amanti di quella scena. Le dieci tracce di questo secondo Danza Meccanica sono invece per lo più davvero inedite. Scendendo in dettaglio, ritroviamo i torinesi Suicide Dada di Francesco Caudullo, oggi noto come Madaski ed attivo negli Africa Unite: il brano “Acque” con il bel testo in italiano, è un bell’esempio di wave oscura dal ritmo teso ed intenso vicino ai migliori Diaframma; subito dopo i milanesi Der Blaue Reiter con “Through Glasses” del 1981: in primo piano il basso suggestivo alla Joy Division la ‘mistica’ aura dei quali pervade ogni nota. I Sons of Science sono presenti con “Way of Life”, anche qui synth e ritmica ipnotica, con voce maschile e femminile in alternanza. Fra gli altri pezzi interessanti ricordiamo “New Record” dei Ruins, estroso e accattivante nelle sue scoordinate dissonanze, la classica ‘non-canzone’, e “A Gift of Tears” dei milanesi Jeunesse D’Ivoire, già inserito in precedenti antologie, in un’inedita versione ‘ senza parole’ che, grazie alla dolce voce ‘elfica’ di Patrizia Tranchina, ci regala una parentesi per sognare. “I’ll MerryGoRound” dei L.A.S.’s Crime è ossessivo e dark fino all’angoscia, mentre “First Frequency” di Deca ha una melodia più lineare seppur assai malinconica. Una menzione particolare a “Harry Batasuna” dei Musumeci, pezzo strumentale davvero adrenalinico che può emozionare i fan dei D.A.F. Il disco è disponibile sul sito della Mannequin in digital download e materialmente acquistabile, come fu per il primo volume, solo in vinile (500 copie).

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.