Anathema: Weather Systems

0
Condividi:

E’ in uscita in questo mese Weather Systems, il nuovo album dei grandi Anathema: il mutato corso della band, evidentemente, favorisce l’ispirazione e i risultati si vedono. Anche questo lavoro prosegue la ricerca che era iniziata con We’re Here Because We’re Here del 2010 e, benché non si sia avvalso della valida produzione di Steven Wilson – se ne sono infatti occupati Vincent e Daniel Cavanagh insieme al norvegese Christer-Andrè Cederberg! – non rinuncia alla ‘lezione’ appresa e al nuovo stile ‘atmosferico’ che ha fatto allontanare dal gruppo i fan della prima ora. Le 9 tracce del  disco sono state registrate tra Liverpool, il Galles ed Oslo: il tastierista Smith ha lasciato il gruppo – pare – per le solite divergenze artistiche ma i fratelli Cavanagh sono più vispi che mai. Bisogna comunque dire che occorrono diversi, attenti ascolti per potersi fare un’idea dell’album. La prima sensazione è che il livello di Weather Systems, nonostante alcuni passaggi di folgorante bellezza, sia inferiore rispetto al precedente lavoro: i pezzi finiscono per somigliarsi a scapito dell’originalità e il sentimento è talmente presente dall’essere davvero vicinissimo al sentimentalismo. Ma poi, invece, non si può fare a meno di percepire con gratitudine quel sound che ha reso gli Anathema unici ed inimitabili, riconoscibili al di là dei mutamenti di stile e di scelte musicali. Il primo brano, “Untouchable Part 1”, è poesia fatta musica: arpeggi di chitarra puri come cristallo anticipano la vellutata voce di Vincent e i cori di Lee Douglas, ormai stabilmente presente nella line-up, in un crescendo di passione che non può non esplodere. “Untouchable Part 2” si avvale di un’introduzione al piano che si può solo definire emozionante: la voce di Vincent parte celestiale provocando svariati brividi e la sensazione aumenta con l’alternanza del canto di Lee. “The Gathering of the Clouds” inizia cupamente ma si innalza verso l’alto con l’efficace gioco di voci maschile e femminile che disegna un’ariosa melodia. Sorprendentemente, “Lightning Song” è condotto dalla voce di Lee subito dopo l’inizio acustico di Vincent fino ad un suggestivo innalzamento di toni introdotto da un’energica ‘schitarrata’; in “Sunlight”, poi, torna in rilievo il canto di Vincent, accompagnato tuttavia dalle voci degli altri: si apprezza nuovamente la partenza lenta e meditativa e il graduale crescendo, ma la struttura è divenuta a questo punto prevedibile e dunque, in un certo senso, ‘banalizzata’. “The Storm Before the Calm”, lunga circa 9 minuti, rinuncia agli arpeggi iniziali di chitarra a favore di un esordio molto meno ‘morbido’ decisamente efficace: il ritmo resta sostenuto per tutto il brano, riuscendo a trasmettere magistralmente l’immagine ‘atmosferica’ di una tempesta che si sviluppa, mentre la raggiunta calma si presenta con un rallentamento improvviso e sorprendente ma ricco di pathos.The Beginning And The End è tutta incentrata sul canto bellissimo di Vincent e sul motivo eseguito con il piano: l’effetto è talmente straordinario da suscitare, ancora una volta, brividi a volontà, fino alla chiusa suggestiva chitarra/piano. “The Lost Child” è, fin dal suo inizio lento e triste, forse la traccia più cupa ma anche, a mio avviso, la meno riuscita perché scivola nel trito e ripetitivo. Ma “Internal Landscapes” inizia  con una voce narrante, intervallata poi dalla chitarra che introduce una musica di ampiezza quasi ‘cosmica’: su questo sfondo si elevano le voci – maschile e femminile – in duetto o in reciproco sostegno, sempre con lo sguardo all’infinito. Impossibile non ricordare, a questo punto, che gli Anathema saranno in Italia fra pochissimo per l’unica data milanese che di certo non ci deluderà.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.