Dahlia's Tear: Dreamsphere

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Dopo lungo peregrinare, il progetto Dahlia’s Tear é approdato presso i glaciali lidi della Cold Meat Industry, forse la naturale destinazione per un progetto di questo tipo: é quindi chiaro che la musica che esprime appartiene all’area dell’ambient oscura e avvolgente che caratterizza buona parte delle pubblicazioni dell’etichetta scandinava. Non c’é dubbio che il genere é ormai decisamente sovraffollato e che molte delle produzioni in quest’ambito sono veramente troppo simili tra loro e di qualità mediamente bassa, ma fortunatamente questo sembra avere al suo arco qualche freccia in più rispetto a numerosissimi altri progetti ascoltati di recente: naturalmente gli elementi costituenti del suono sono più o meno sempre gli stessi e lo sfruttamento di campionamenti (canti gregoriani, voci recitanti, campane distanti) non si discostano poi tantissimo da quanto siamo abituati ad ascoltare, però Anile.D, unico membro del progetto, riesce a creare un suono più ricco e coinvolgente di molti altri e, in alcuni tratti, l’inserimento di elementi classicheggianti (ad esempio accordi di pianoforte), eterei (una voce femminile diafana e apparentemente lontana) o addirittura festosi (il valzer all’interno di “The carousel of headless horses”) conferiscono al suono una pienezza e una capacità di coinvolgere l’ascoltatore ormai rara da trovare. Nei tratti in cui fa la sua comparsa la succitata voce femminile, sembra di trovarsi quasi a metà strada tra le produzioni Cold Meat e quelle della Ventricle Records, anche se, rispetto a queste ultime, qui il suono è decisamente meno sottile. Niente di rivoluzionario, intendiamoci, però un CD il cui ascolto mi sento tranquillamente di consigliare.

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