Les Discrets: Ariettes Oubliées...

0
Condividi:

Dall’ambito del black metal francese deriva anche questo progetto nel quale militano ex-esponenti degli Amesoeurs, fra cui il chitarrista Fursy Teyssier, artista eclettico e dai molteplici interessi. Vicini per stile e provenienza agli Alcest, con questo lavoro Les Discrets continuano la loro ricerca in direzione del cosiddetto ‘post-black’ che sta ormai diventando un filone di moda. Ariettes Oubliées…è un disco evocativo e di grande atmosfera, in cui suggestivi paesaggi oscuri e malinconici alludono a solitarie ed introverse meditazioni. C’è già chi sostiene – rilevando la qualità maggiore del precedente lavoro del gruppo, Septembre et Ses Dernières Pensées    che questa evoluzione del black metal stia ormai finendo: in ogni caso i frutti che produce, anche se non più originali, regalano molti momenti di piacevole ascolto. Per entrare nel dettaglio,  “Linceul d’Hiver”, il primo brano strumentale, con le sue note dolenti di chitarra, introduce in una morbida atmosfera folk. Con “La Traversée” irrompe un ritmo più vivace e le sonorità si fanno più epiche e trascinanti, guidate da un coro quasi solenne: forse quanto di più vicino al metal sia qui dato sentire.”Le Mouvement Perpetuel” ha un suggestivo inizio con una melodia pizzicata su corde che, con l’ingresso degli altri strumenti, sfocia poi in un movimento impetuoso – sottolineato dalla batteria! – cui fanno eco le voci trasognate – maschile e femminile – in una sorta di inno; la vocalist Audrey Hadorn è infatti spesso presente in interazione o a complemento del cantato di Teyssier. ”Ariettes Oubliées I: Je devine à travers un murmure…”, è uno dei momenti più belli e poetici dell’album: un titolo che si ispira a Verlaine, un esordio acustico e introspettivo – con la sola voce di Teyssier – che si amplia nei successivi, notevoli interventi della batteria e della Hadorn sviluppando un suggestivo gioco di alternanza fra heavy e parte melodica. Queste scelte stilistiche caratterizzano in effetti un po’ tutti i brani dell’album: “Aux Creux de l’hiver”, nonostante l’arpeggio pizzicato, è più ritmata e dinamica; “La Nuit Muette” ha un piglio curiosamente ‘progressivo’ in Porcupine Tree style;  “Après l’Ombre”, infine, è l’unica traccia più o meno acustica, dominata dalla chitarra ma con un lontano sottofondo elettronico, mentre la voce si mantiene su toni morbidi e ‘confidenziali’. Per essere un genere ormai esaurito, ci possiamo decisamente accontentare.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.