Valkiria: Here the day comes

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Il moniker Valkiria evoca epopee di battaglie metalliche combattute nel nome di Odino e del true-metal, le caratteristiche stilistiche di Here the day comes si riferiscono in vece ad un elegante ed austero doom gothicheggiante, che consolida la tradizione nazionale inaugurata da Klimt 1918 e Novembre, eccellenze assolute ed autorevoli referenti riconosciuti anche oltre i patri confini. L’incipit di “Dawn” (i titoli dei singoli episodi, sette in totale, si riferiscono alle parti di un giorno, dall’alba alla notte) è quanto più aderente e rispettoso dell’imprescindibile lezione impartita a metà anni novanta dagli Anathema: “Silent enigma” trova tra queste disperate note il suo degno allievo! L’eccellente produzione di Giuseppe Orlando permette a tracce melancholiche come “Sunrise” di emergere in tutta la loro dolente eticità: la verve crepuscolare dei Katatonia viene portata alla luce (!), e l’interessante opera di scavo produce frutti mirabili. Ma non classifichiamo troppo frettolosamente Here the day comes come opera priva di carattere proprio: le melodie funeree di “Sunset” trovano sbocco in un epico finale dalla eloquente drammaticità, le belle progressioni di “Afternoon” si innestano sì su basi a la Paradise Lost, ma le note a margine trascritte con cura dal gruppo lasciano intuire un impegno che non va taciuto; è questo uno dei motivi meglio riusciti di Here the day comes, e va sottolineato il risolutivo contributo alla batteria da parte dello stesso Giuseppe Orlando, portatore di un tasso di classe che trova pochi pari non solo in ambito nazionale. “Morning” è una mesta marcia funebre, processione di anime angosciate che si snoda tra le rovine di Templi in disuso e cipressi il verde dei quali stride con un paesaggio cinereo,  “Evening” e “Night” ci accompagnano all’epilogo, confermando quanto esposto nelle tracce che le precedono, collo sguardo posato su simulacri sonori contraddistinti da una marmorea fissità. Se i Valkiria sapranno dimostrare maggiori coraggio e capacità d’osare (emerge collo scorrere del Tempo una uniformità d’approccio che potrebbe penalizzarli su durate più estese, e che non consente di addivenire ad un giudizio più organico sull’opera), elaborando schemi più personali, potranno meritarsi un posto di rilievo tra le schiere dell’elite del gothic-doom. Non fanno difetto di mestiere e di esperienza (hanno già pubblicato lavori auto-prodotti), queste sono le basi sulle quali dovranno edificare le loro future fortune.

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