Giacomo Papi: I primi tornarono a nuoto

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Dopo aver pubblicato nel 2010 un’opera – da molti ritenuta deliziosamente ironica – dedicata ai drammatici dilemmi dei fumatori, l’eclettico scrittore italiano Giacomo Papi, già direttore editoriale di Isbn, oggi anche autore di programmi televisivi nonché consulente editoriale di Einaudi Stile Libero, si cimenta con il suo primo romanzo, una storia apocalittico – distopica che ha decisamente destato il nostro interesse.

La materia trattata, in verità, non è nuova. Pur se da differenti punti di vista e con diversi obiettivi, già altri autori avevano immaginato che i morti potessero risuscitare e, lasciando le loro tombe, riapparissero fra noi vivi: Philip K.Dick, in In senso inverso, aveva ipotizzato che il tempo andasse all’indietro, dal presente al passato; lo svedese John Ajvide Lindqvist, il grande autore di Lasciami entrare, nel suo romanzo del 2005 L’estate dei morti viventi aveva consentito ai defunti di tornare e li aveva posti in interazione con i loro cari, rappresentando magistralmente la tematica della ‘perdita’ con le sue delicate implicazioni.

Giacomo Papi concepisce una vicenda diversa: all’improvviso, senza alcuna precedente avvisaglia, riappaiono sulla terra persone decedute, con il medesimo aspetto che avevano al momento della dipartita. Sono nudi e disorientati, privi affatto di memoria in relazione alla fase della loro assenza dal nostro mondo ma, per il resto, in tutto e per tutto uguali ai vivi ed in ottima salute, addirittura con gli stessi parametri vitali dei bambini. E’ un dottore italiano ad imbattersi nel primo caso: Adriano Karajanni, medico giovane ed idealista in attesa del primo figlio dalla altrettanto giovane compagna, si accorge subito della strana malattia che sembra aver colpito l’anziano signor Serafino Currò, decisamente un uomo d’altri tempi fuori posto nella società moderna. Una volta entrato in contatto con i familiari del ‘redivivo’ e resosi velocemente conto della situazione, il protagonista assiste impotente alla drammatica evoluzione del fenomeno: i casi di morti ‘rinati’ aumentano all’impazzata in tutte le regioni del mondo e provengono da ogni epoca del passato. In pochissimo tempo diviene chiaro che se tutti i defunti dovessero risorgere, la terra ne sarebbe invasa a scapito di coloro che fino ad ora l’avevano occupata a buon diritto. Ma così come possono ritornare, i ‘rinati’ hanno facoltà di morire di nuovo: su questo contano ovviamente le autorità per porre un freno all’incursione.

Ma se perdere la vita non è piacevole per nessuno, figuriamoci per chi ha già compiuto quell’esperienza. I ‘resuscitati’ non hanno certo voglia di sgomberare il campo rinunciando alla seconda possibilità che è stata loro offerta in modo così inatteso.

La scrittura di Papi è scorrevole e di ampio respiro. Notevole la sua capacità di costruire una forma racconto ‘letteraria’ ma anche dotata di un ritmo intenso e coinvolgente: I primi tornarono a nuoto è dunque un’opera collocabile a ragione nel ’fantastico’ ma caratterizzata da un registro stilistico decisamente alto. Vi è molta attenzione sia per l’indagine psicologica dei singoli che per la rappresentazione di scenari ‘apocalittici’ tipici della migliore fantascienza. I morti ‘rinati’ sono tratteggiati nella loro fondamentale umanità e nel loro comprensibile attaccamento alla vita. Lontanissimi dallo stereotipo dello ‘zombie’ in putrefazione assetato di sangue, essi rivendicano semplicemente quella ‘seconda’ possibilità che ogni individuo – a ragione – vorrebbe. Le loro esigenze sono quelle delle persone normali, essi desiderano altre esperienze e soddisfazioni in quello stesso mondo che l’uomo crede sia un suo possesso esclusivo e che quindi non vuole condividere con chi, in fondo, ha già avuto la propria vita. L’unico aspetto che li distingue dai vivi è l’incapacità di procreare: del resto,  se anche la riproduzione sessuale dei ‘resuscitati’ fosse realizzabile, la terra non avrebbe davvero più alcuna speranza. La circostanza provoca da parte loro molta animosità nei confronti di bambini e donne gravide che si trovano dunque a correre un grave pericolo: le conseguenze di questa complessa situazione si ripercuotono anche sulle vicende personali del nostro protagonista, il dottor Karajanni che, come si è detto, è in attesa di un figlio. Così la storia della fine della civiltà umana si interseca con quella di una giovane coppia che crede nella vita e vuole lottare perché essa venga preservata. Credere nella vita significa accettarla in tutte le sue forme, perché la vita trionfa spontaneamente anche dove riteniamo non debba più esserci e quando emerge, che si tratti di un ‘ritorno’ o di una nuova nascita, è comunque un miracolo. I legami fra la nostra umanità ed il suo passato, fra noi ed i nostri avi non potranno mai venire meno: abbiamo ereditato un patrimonio che farà sempre parte del nostro bagaglio, ovunque le sorti del mondo dovessero portarci. Papi sa così provocare nei suoi lettori molti batticuori insieme a riflessioni importanti: un traguardo raggiunto, che dovrebbe essere quello di qualunque scrittore di valore.

Giacomo Papi “I primi tornarono a nuoto”, Einaudi 2012, pag.250, € 17,00

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