“Quella casa nel bosco” di Drew Goddard: largo ai giovani!

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Ci fa piacere segnalare Quella casa nel bosco – opera prima del giovanissimo regista statunitense Drew Goddard – per la sua notevole originalità e perché dimostra che è possibile trattare la materia del cinema ‘horror’, anche la più tradizionale, in modo tale da conferirle un significato ed un valore nuovi. Goddard conosce questa materia: in passato è stato fra gli sceneggiatori di una delle stagioni televisive di Buffy, l’ammazzavampiri e ha avuto le ‘mani in pasta’ anche  in altre serie di successo. Sua è la sceneggiatura del buon Cloverfield di Matt Reeves e, nel 2012, è arrivata la sua opera prima. Gli ingredienti abituali ci sono tutti: un gruppetto di innocui studentelli organizza un eccitante fine  settimana di vacanza in una solitaria casa nel bosco. Della compagnia fanno parte proprio quei personaggi/caratteri che, in tutte le pellicole del genere, non possono mai mancare: una fanciulla per bene ed un’altra più ‘libera’, un ‘fustacchione’ palestrato ed un tipo, invece, più serio ed infine un ragazzetto bizzarro tutto ‘canne’ e rock’n’roll che alla fine si dimostrerà il più accorto. Prima di essere proiettato nella più convenzionale delle storie, lo spettatore però viene ‘allertato’ da un’iniziale sequenza di immagini che mostrano una sorta di ‘laboratorio’ con degli specialisti al lavoro: di che cosa si stiano occupando, si comprenderà molto, molto più in là; tuttavia il dato ci mette, per così dire, ‘sull’avviso’. In quella casa, comunque, la vicenda si svolge esattamente come deve: davanti ai nostri occhi sfila l’intero campionario da cinema ‘horror’ che possiamo aver conosciuto in anni di passione per il genere. Come quasi tutti hanno notato, le citazioni si sprecano, in successione compare ogni tipo di mostro possibile e nella sua forma migliore anche se, ovviamente, si tratta sempre di qualcosa che, da qualche parte in passato, abbiamo già visto. La storia certo funziona ed i vari inseguimenti e colpi di scena ci strappano comunque parecchi brividi anche se, per così dire, ‘interlocutori’: tutto il tempo, in pratica, si resta in attesa di altro, poiché ben si percepisce che la sostanza del film non può semplicemente essere ‘tutta qui’.

Le aspettative non vengono deluse e la prospettiva del pubblico viene ad un certo punto completamente ribaltata. Non si può, naturalmente, scendere in troppi dettagli per non sciupare il piacere della visione a chi ancora non ne ha goduto, ma il senso di sorpresa che si prova è pari solo all’abilità, di cui il regista è dotato, nello smontare i meccanismi abituali che sono alla base delle reazioni di terrore rivelando la loro vera natura, nel prendere per mano lo spettatore dimostrandogli che in realtà è facilissimo manovrarlo, anche se dovesse trattarsi di qualcuno già esperto di quei ‘giochi’. In pratica è come se, dopo aver tanto sussultato e tremato, pensando di dover morire per mano di esseri immondi, all’improvviso ci si trovasse, in un mondo ‘all’incontrario’, a vivere vedendo ogni cosa dalla parte dei mostri stessi. Si noti che il nostro Goddard sa così bene dove corre il confine fra razionalità e terrore da evitare di ridurre tutto quanto ad un’arida messinscena che, in sostanza, metterebbe in difficoltà lo spettatore proprio quando è in preda alle sue emozioni. Il terrore è pienamente giustificato perché alla base di tutto verrà resa manifesta una ‘motivazione’ sovrannaturale in totale contrasto con l’ordine e l’organizzazione di qualunque moderno laboratorio: l’irruzione – che ci fa tornare immediatamente il cuore in gola proprio quando stavamo iniziando a rilassarci! – del male ‘primigenio’, di un nucleo maligno puro e semplice che trae le sue origini da Lovecraft e da altri che, come lui, in passato hanno ben saputo ‘insegnarci’ la paura. A questo punto il giovane Goddard ha preso pienamente possesso di noi: se non fosse bastata l’abilità di aver creato una trama nuova ed originale, c’è anche l’imprevedibilità con cui ci ‘tormenta’ anzi, ci tiene letteralmente ‘in pugno’,  a condizionare i nostri stati d’animo; egli lo fa con il mestiere consumato di chi ha imparato la lezione da tempo e quindi sa come non sconfinare negli eccessi e nella farsa. Quello che qui il regista in realtà dimostra è quanto sia grande il potere del cinema e quanto sia importante l’intelligenza di chi lo crea.

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1 comment

  1. Christian Dex 8 Giugno, 2012 at 09:44

    Altro film che mi sono perso… speriamo di recuperarlo a qualche visione estiva…

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