Ianva: La mano di gloria

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Il progetto Ianva, quasi un’isola nel panorama musicale indipendente italiano, giunge alla terza prova. Il precedente album Italia: ultimo atto era un viaggio nella storia recente dell’Italia partendo dal dopoguerra, passando per le contrapposizioni ideologiche degli anni ’70 per giungere infine nel desolato presente del nostro paese. Il nuovo disco La mano di gloria è invece un concept ambizioso – in questo senso mi ha ricordato la grande tradizione degli album prog italiani degli anni ’70 – tratto dall’omonimo romanzo fantastico di prossima pubblicazione del cantante Mercy. Mercy ha immaginato un futuro (siamo nel 2029) cupo e apocalittico in cui il mondo occidentale è andato alla deriva dopo il collasso monetario del 2012. L’Europa è sotto il peso schiacciante di una dittatura in cui dominano oscure sette massoniche occulte. Contro questa situazione allucinante si oppongono una serie di personaggi diversi fra loro – fra cu l’esteta Pietro Jorio, sorta di eroe “dannunziano” del XXI secolo – ma accomunati dal desiderio di rivolta contro il potere e contro il mondo occidentale.

Sotto l’aspetto musicale viene riproposta la formula che ha riscosso molti consensi in passato: il neofolk alla Death In June si unisce al patrimonio artistico della canzone d’autore di artisti come Fabrizio De André, Luigi Tenco, Jacques Brel – e a maestri delle colonne sonore come Enio Morricone con interessanti incursioni in territori psichedelici. Dopo l’iniziale e recitata “Tempus Destruendi” il disco decolla con due splendide e epiche ballate neo-folk come “Il bello della sfida” – un pezzo in cui si esalta l’estetica della rivolta – e “Edelweiss”. Dopo “Alta via”, pezzo ricco di pathos, è il turno della brava Stefania D’Alterio alla voce in “Sul mio sangue” e in “Le stelle e i falò”, due grandi brani di noir-cabaret. In “La mano di gloria”, tramite l’uso dello spoken word, l’eroe Pietro Jorio denuncia il Combinat, l’apparato occulto del potere mentre la D’Alterio è ancora protagonista in “Canzone dell’eterna aurora”. Gli arrangiamenti, in cui risaltano chitarre, violini, trombe e fisarmoniche, sono molto curati.

Si tratta di un lavoro lungo (oltre 73 minuti) che perde intensità nella seconda parte risultando lievemente inferiore ai due precedenti album. In ogni caso La mano di gloria è un altro imperdibile tassello per chi ama questa band. Ricco come di consueto il booklet dove il significato di ogni canzone è dettagliatamente spiegato. Pregevole la grafica a cura di Dinamo Innesco Rivoluzione. La versione online del booklet è consultabile sul sito: http://www.illevriero.it/ianva/lamanodigloria.asp.

TagsIanva
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1 comment

  1. Daniele 13 Luglio, 2012 at 11:53

    Questo disco è l’apice raggiunto da Ianva nella loro fondamentale discografia.

    Dall’artwork passando per i testi, agli arrangiamenti, stavolta più “sinfonici” rispetto ai dischi precedenti, il tutto

    è realizzato con la massima passione e cura per i dettagli.

    C-A-P-O-L-A-V-O-R-O-

    Grazie Ianva.

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