The Hiram Key: Amerikafka

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The Hiram Key è un gruppo che si ispira al classico gothic-rock degli ’80.  Il nome della band deriva dall’omonimo libro di Cristopher Knight e Robert Loma: il testo rintraccia le origini dei rituali massonici in un viaggio a ritroso nel tempo che parte dall’era dei Faraoni egizi, passa per l’epoca di Mosè, Salomone e Hiram Abiff  (l’architetto del tempio di Salomone) e, dopo aver indagato i simbolismi della massoneria ai tempi di Gesù, giunge infine all’influenza che continuano ad avere ai nostri tempi.Il titolo del disco è un omaggio al noto romanzo di Franz Kafka America ed è chiaramente anche una critica al sistema politico americano nel suo complesso.Alcuni membri del gruppo hanno fatto parte in passato dei Cureheads, una tribute band dei Cure, e questi trascorsi si notano molto chiaramente ascoltando il disco, che si ispira al gothic-rock di Cure e Bauhaus con influenze che comprendono anche Psychedelic Furs e David Bowie.Un disco che potrebbe piacere agli amanti del genere ma che in verità, nonostante qualche traccia accettabile, non riesce a sollevarsi da una mancanza di ispirazione a tratti imbarazzante. Si salvano pochi pezzi (dei 13 complessivi) di un album sostanzialmente noioso che scorre senza lasciare il segno. La title-track, una delle cose migliori, ha un suggestivo inizio orientaleggiante con un inquietante recitato per poi diventare un buon gothic-pop. Buone anche “Karl’s Song”, un brano in cui le chitarre creano una delicata atmosfera malinconica e “Arzu in the Mirror”, un buon pop che riecheggia i Cure. Troppo poco per risollevare le sorti di Amerikafka che rimane così un’occasione persa.Il booklet mostra i dipinti dell’artista cilena Jessica Suarez.

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