Adrian H And The Wounds: Adrian H And The Wounds

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 Esce il secondo capitolo di Adrian H And The Wounds, artista lanciato dalla Projekt di Sam Rosenthal e incasellato dalla casa discografica nel genere dark-cabaret. Si tratta indubbiamente di uno dei nomi più originali ascoltati di recente. Adrian H sembra la versione gotica di Tom Waits, un incrocio fra quest’ultimo e i Bauhaus in acido. Nel nuovo omonimo disco vengono smussate le asperità dell’esordio e il sound si fa in alcuni momenti più morbido ricordando un personaggio maledetto come Nick Cave e le sue “Murder Ballads”. Apre “Memory”, una ballata struggente al pianoforte contrappuntata dagli archi e dal sassofono con l’inconfondibile voce roca e poetica di Adrian H. “That Hurts” si muove in territori spigolosi e oscuri di elettronica mentre un sassofono disperato introduce la cover di Tom Waits “Hoist That Rug”, interpretata da Adrian intensamente e con personalità. “Dog Solitude” è trascinante e angosciante e ricorda gli incubi gotici dei migliori Bauhaus. Con la filastrocca popolare “Chim Chim Cher-ee” siamo invece in territori dark-cabaret così come in “What She Wants”, un pezzo crepuscolare dominato dal pianoforte. In “Bad Man” torna il fantasma di Tom Waits mentre la conclusiva “Border Patrol” ci conduce sommessamente alla fine di quest’incubo psicotico in modo teatrale con un jazz cupo e drogato. Un album caldamente consigliato a tutti gli amanti delle atmosfere fumose e alcoliche. La Projekt ha quindi visto bene nel puntare su Adrian H, un artista vero che impreziosisce il catalogo dell’etichetta americana ponendosi al fianco di nomi come Black Tape For A Blue Girl e Revue Noir.

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