“Bed Time” di Jaume Balagueró: le insidie del condominio

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Uno dei film che, in tutta sincerità, nella mia vita mi ha più impressionato è Fragile di Jaume Balagueró, uscito nel 2005. Esso si era aggiunto a Ma come si può uccidere un bambino?, diretto nel 1976 da Narciso Ibáñez-Serrador, che in effetti mi aveva già messo leggermente sottosopra; quando poi nel 2007 è arrivato The Orphanage di Juan Antonio Bayona, ho realizzato che il cinema ‘horror’ spagnolo va tenuto d’occhio. Con interesse, dunque, ho atteso l’uscita di Bed Time, (titolo originale, di certo più corretto, Mientras duermes cioè ‘mentre dormi’)  l’ultimo lavoro del famigerato Balagueró, e le aspettative non sono andate deluse. La pellicola non somiglia affatto a Fragile, ma riesce ugualmente a trasmettere molte emozioni e, soprattutto, fornisce validi spunti per la riflessione.

La vicenda narrata è piuttosto semplice e senza grandi colpi di scena, ma la suspense non manca e va in crescendo: l’inizio un po’ in sordina ci presenta infatti soltanto la quotidianità squallida e  solitaria del grigio portiere di uno stabile signorile il cui stato d’animo depresso è evidente fin dalle primissime scene. Ma la personalità di César – efficacemente interpretato da Luis Tosar, indimenticabile protagonista di Cella 211, altro film spagnolo di tutto rispetto uscito nel 2009! – non è niente affatto banale e ancor meno tranquilla. Dietro un’esistenza monotona ed irrilevante, si celano molti segreti e, in particolare, l’attitudine perfida e crudele del personaggio nei confronti del prossimo, determinata dal desiderio di trasmettere la propria patologica infelicità a tutti coloro che invece sanno affrontare la vita con un piglio diverso ed un atteggiamento positivo. Se questa aspirazione distruttiva derivi da proprie tristi esperienze non è dato sapere: apparentemente César odia in primo luogo se stesso e, in conseguenza di questo, la sua avversione pare allargarsi all’umanità intera. E’ lo stesso Balagueró , in una recente intervista, a spiegare le sue motivazioni: «Ho raccontato la storia con la struttura di una favola per bambini. César è come l’orco cattivo, è il Male e il Male non ha giustificazioni.» César in sostanza ha una sorta di doppio volto: nella vita quotidiana è un modello di correttezza e disponibilità verso tutti, sia i condomini, che è sempre pronto ad assistere nelle piccole e grandi incombenze di ogni giorno, sia l’anziana madre che si reca a visitare molto spesso all’ospedale; nell’intimità del suo alloggio, però, egli organizza e programma tormenti e persecuzioni nei confronti di tutti coloro che vivono con ottimismo e positività, con lo scopo di togliere loro il sorriso. La vittima ideale del suo astio è la giovane Clara, il cui unico difetto è quello di essere bella e gentile e di trattare il prossimo con simpatia. Le torture ideate per renderla infelice sono indescrivibili e totalmente ‘azzeccate’: il protagonista, grazie al suo lavoro, ha l’opportunità di accedere alle abitazioni dei condomini, apprendendo le loro abitudini e penetrando nella loro sfera più personale. Colpire il suo bersaglio nei più delicati sentimenti privati diventa così estremamente semplice e le possibilità di successo sono indiscutibili. César è un mostro come forse ne esistono tanti: ben lungi dal prototipo del ‘serial killer’, si è appropriato di una maschera di normalità che, una volta tolta, svela follia, nevrosi e cattiveria rigorosamente fine a se stessa; chi ha la sventura di incrociarlo nel suo cammino, soprattutto se si tratta di un carattere sereno e soddisfatto di sè, non potrà non pagare il suo scotto di sofferenza. Bed Time descrive lo stato mentale di un sadico e le sue crudeli e morbose macchinazioni; lo sconcerto che ci assale seguendone le vicende è dovuto soprattutto al fatto che un individuo del genere potrebbe celarsi nei panni di chiunque: il nostro portiere, il giornalaio o qualsiasi persona che crediamo di conoscere da sempre. Il male peggiore dunque non viene da un altro mondo o dalla sfera del sovrannaturale: ognuno di noi l’ha davanti a sé e, non potendo identificarlo, ne subisce i dannosi effetti.

L’efficace sceneggiatura è scritta dal torinese Alberto Marini, che ha già collaborato in passato con Balaguerò. La brillante regia, che riesce a mostrare in simultanea – e con quanta intelligenza! – l’’inferno’ di César e l’’armonia’ di Clara, crea situazioni di grande tensione, dimostrando ancora una volta che sangue e disgusto non sono necessari per suscitare l’orrore. L’intera pellicola non presenta cedimenti: impedibile anche il finale, un piccolo capolavoro di inimitabile perfidia.

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