Diodati: Diem Supremum Obire

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Dopo diversi anni dal primo lavoro Souls Lament, i Diodati – Max Sellmeier al violoncello, al piano Elias Wonka e Gwidion Enbarr alla voce – ci propongono questo complesso concept album dall’impegnativo titolo in latino. Diem supremum obire significa ‘andare incontro alla morte’ e infatti la morte è il tema di tutte e 12 le tracce del disco, un gioiellino di musica fra darkwave e folk medioevale che non può non affascinare con le sue atmosfere cupe e meditative ed i testi malinconici ed austeri, cantati un po’ in tedesco ed un po’ in inglese. Benché in qualche punto l’eccessiva solennità tenda a trasformarsi in ‘ampollosità’, anche a causa degli evidenti riferimenti alla musica classica, la musica non risulta ‘pretenziosa’ quanto piuttosto estremamente intellettuale. La solennità si fa comunque notare fin dal primo brevissimo brano solo strumentale, ”Hora Suprema”, ma nel secondo, di un’intensità quasi dolorosa, “ (Der Tod einer Mutter) Lady Medusa of Suffer” si parla della morte di una madre: la voce, calda e profonda, ricorda un po’ quella di Alexander Veljanov dei Deine Lakaien, ma vi è anche un intervento al ‘femminile’ con Tysia che canta con grande partecipazione. Segue “(Der Tod einer Hoffnung) Window to a better Past”, decisamente di impronta neoclassica e, ancora, “(Der Tod einer Schönheit) Nänie”, con una bella e suggestiva melodia al piano e le voci ancora alternate fra maschile e femminile ad intonare una sorta di commovente canto funebre. “(Der Tod eines Soldaten) Lili Marleen” riprende un classico germanico a tutti noto, rifatto per l’occasione in stile ‘vintage’ con molto pathos. “(Der Tod eines Ich)” Just a Mirror“, uno dei miei brani preferiti, delinea con il violoncello un’atmosfera classicamente teutonica dove la voce quasi baritonale si innesta appassionata, disperata… “(Der Tod einer Kultur)” esordisce con il piano che sembra accennare un tipico requiem, ripreso poi dall’armoniosa voce di Tysia. Vi è poi il rifacimento dell’anonimo irlandese del XVII sec. conosciuto come “Taim sinte ar do thuama” o “I Am Stretched on Your Grave”, che possiamo ricordare cantata dai Dead Can Dance. In effetti, lo spirito di  Diem Supremum Obire  si rispecchia al meglio nella frase di Edgar Allan Poe’s dal suo Romance, scritta sulla copertina del disco: “I could not love except where Death / Was mingling his with Beauty’s breath”.

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