Aa. Vv.: New Wave Italiana (Minimal Synth, No Wave & Post Punk Sounds from the 80's Italian Underground)

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A pensar male, diceva qualcuno, si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Mi viene così da pensare che l’affollato mercato delle ristampe delle opere degli anni ’80 sia figlio di due fattori. Da una parte la nostalgia di chi, come il sottoscritto, c’era all’epoca ed è legato in modo profondo a quella musica e a quei gruppi; l’altro è che a quel tempo i dischi si compravano e, va bene la tecnologia, fighissimo il download, ma… vuoi mettere possedere il CD o ancor meglio il vinile di un disco che si ama? Insomma, quelli della mia età i dischi ancora li comprano e non è quindi un caso che il mercato delle ristampe non si ferma mai. La Spittle Records ha trovato una nuova vita in questi ultimi 7 anni proprio proponendo reissue o materiale inedito delle band new-wave/avantgarde degli anni ’80: nella sua prima storica incarnazione (quando qui in Toscana, per innaturato campanilismo, veniva riferita aggiungendo la sua sede storica, ovvero “Spittle-di-Montevarchi”) l’etichetta produsse una manciata di vinili storici, quali Tantra dei Thelema, Black ‘n’ Wild e Sinnermen dei Not Moving, Red Light dei Neon e l’esordio dei Limbo. Dal 2006 in poi ha prodotto un discreto numero di CD e vinili sempre dedicati agli anni ’80, alcuni dei quali anche recensiti in queste pagine (es. Silence Over Florence 1982-1984, Body Section o Oscillator).

Questa compilation per un verso dà l’impressione di essere un’iniziativa soprattutto commerciale, in cui sono assemblati i contributi di 34 band (per un totale di 35 canzoni) assai diversi tra loro, senza un filo logico apparente e con qualche episodio che poteva tranquillamente rimanere nell’oblio (su tutti l’insopportabile “Punto Amaro” degli Hi-Fi Bros o “Mexico”, degli altrettanto insopportabili Rinf). Alla fine però i suoi pregi superano di gran lunga ogni possibile perplessità e non mi resta che consigliare l’acquisto agli appassionati dei suoni degli eighties.

Il CD è intanto davvero ben curato, con un bellissimo libretto in cui ogni band è presentata da una foto: molto interessanti sono poi le note introduttive di Fabio De Luca che ben hanno descritto lo spirito del tempo. Proprio leggendo questa introduzione la compilation acquista il suo senso: la new wave italiana infatti fu un fenomeno completamente libero, anarcoide, partito senza punti di riferimento se non gettando un occhio a quello che succedeva in Inghilterra. C’era anche tanta voglia di leggerezza dopo i cupissimi, sotto ogni punto di vista, anni ’70. Con molta ingenuità si era diffuso uno spirito neopositivista, che vedeva nell’elettronica, nella società dei media, nella video-arte un modo nuovo per esprimersi e per creare. E soprattutto c’erano – e questo marca drammaticamente la differenza con il presente – spazi e occasioni dove esprimersi e un pubblico pronto ad ascoltare e magari rielaborare a sua volta quanto ricevuto in nuove forme. Ispirazioni alte e consumismo pop (purché d’oltremanica o d’oltreoceano), McLuhan e Mr. Fantasy, i Joy Division e il pop-inglese, il Punk e i fast food, tutto veniva fagocitato, elaborato e riproposto, talvolta in forma naive ma altre volte dando vita a dei veri capolavori.

In quest’ottica il CD coglie mirabilmente questo spirito creativo ma disordinato, elegantemente snob ma anche caciarone, sicuramente irriverente verso ogni forma di controllo e potere. Prendendo in esame il solo periodo 1980-1986 (naturalmente con qualche assenza importante – Thelema, Not Moving, Limbo, comunque loro già presi in esame in altre ristampe dell’etichetta, nonché Weimar Gesang o Death in Venice) la Spittle ci offre uno spaccato dell’epoca, in cui praticamente ogni possibile elaborazione della “nuova onda” viene coperta. Ci sono i pezzi da novanta (Gaznevada, i miei amatissimi Pankow, i Neon o i Diaframma) insieme a band minori che vale la pena di riscoprire: fra questi vanno citati gli ottimi Jeunesse d’Ivoire (stupenda la loro “A gift of tears”), i Chromagain (di cui vi consiglio l’album Any Colour We Liked uscito per la Mannequin) e gli elegantemente algidi Monuments. Cito poi come curiosità il brano “The perfect beat” dei Carmody, band nella cui formazione militava Max Casacci, ora assai famoso per essere il chitarrista dei Subsonica.

Insomma alla fine dell’ascolto scappa anche la lacrimuccia e ogni perplessità cede il passo ad una soddisfazione che non fa rimpiangere i soldi spesi per l’acquisto di questa doppia compilation (che tra l’altro non sono nemmeno tanti, visto che New Wave Italiana si trova in molti posti al prezzo di un singolo CD). Non mi resta quindi che sperare che la Spittle continui a far contenti noi reduci con reissue riuscite: magari cercando di proporre dischi completi e non opere “monche” come Crimes Of Passion Redux dei Neon, ma di questo ne parlerò in una prossima recensione…

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4 comments

  1. Ricky 3 Settembre, 2012 at 10:36

    Esiste ancora la Spittle Records! Con questa etichetta pubblicammo nel 1984 un singolo (esisteva ancora il vinile) che poi fu inserito in una compilation punk.
    Sulla raccolta vorrei vedere la lista delle canzoni, perchè sul sito web della Spittle non compare. Non sarebbe una raccolta seria se mancassero nomi come Stupid Set, Central Unit, Slava Trudu ma specialmente Technogod, che fecero un disco con Roli Mosimann degli Young Gods.

  2. Ricky 3 Settembre, 2012 at 13:14

    E’ vero con Technogod siamo già al 1990.
    Sull’irritante capisco cosa intendi ma tenendo conto dell’epoca e della povertà di mezzi non è che si potesse fare granchè. C’è una frase fatta che si può sempre usare in questi casi: te la cavi dicendo che “è una testimonianza preziosa”
    Un saludo.
    PS: andrete a vedere Dead Can Dance?

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