Chairlift: Something

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I newyorkesi Chairlift, ormai ridotti ad un duo per la defezione di uno dei membri fondatori, Aaron Pfen­ning,  hanno pubblicato quest’anno il secondo album, riscuotendo, come già nel caso del primo Does You Inspire You un buon successo di critica. Si tratta in effetti di un lavoro gradevole ed intelligente, che si riallaccia come l’altro alla tradizione synth-pop anni ’80 ma con maggior classe ed eleganza, creando momenti musicali certo non ‘dark’ ma soffusi di una tenue e – perche` no? – sorridente malinconia. I nomi che si ricordano, in questo caso, sono Kate Bush o anche i deliziosi Young Marble Giants, forse perche` la fresca voce di Caroline Polachek echeggia un po’ i toni timidi ed introspettivi della cantante Alison Statton. Si inizia con la bella “Sidewalk Safari”,una vivace e piacevole melodia elettronica dalla patina ‘vintage’; “Wrong Opinion”, piu` ritmata e definita dal basso, ricorda a mio avviso lo stile dei Tears for Fears ma risulta decisamente ‘nobilitata’ dal canto della Polachek, accattivante come pochi. “I Belong In Your Arms” è uno degli episodi migliori: partenza sintetica veloce, ritmo sostenuto e voce ‘gorgheggiante’ e sensuale. Anche “Take It Out On Me” ha una melodia ‘cantabile’, mentre la voce ‘ammicca’ con toni flautati; “Ghost Tonight” ha un andamento ‘jazzato’ che ricorda certi pezzi vecchi di Kate Bush. Da segnalare ancora la deliziosa “Ama­nae­mo­ne­sia”, un tripudio sintetico di gorgheggi e controcanto; “Met before”, con sonorità dall’anima shoegaze e “Frigid Spring”, brano acustico accompagnato da una morbida chitarra. Chiude “Guilty As Charged”, l’unica traccia davvero curiosa e un po’ sperimentale: arrangiamento totalmente minimale, ritmo delicatamente accennato e una vocina sottile, come stranita; le potenzialita` dei Chairlift sono, a mio avviso, proprio in episodi come questo.

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