Public Image Limited: This Is P.i.l.

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Un’operazione commerciale ma non troppo quella che ha spinto John Lydon (aka Johnny Rotten) & co. a rilasciare questo This Is P.I.L., un ascolto d’obbligo per i nostalgici dei grandi PIL, dal momento che si tratta del primo album dopo That What Is Not del 1992. La line-up è quella presente dal 2009 in poi, ovvero con Lu Edmonds ex Damned (chitarra), Bruce Smith ex Pop Group (drums) e Scott Firth, (basso & tastiere), oltre naturalmente al Nostro, sempre molto carismatico. Il risultato di questa operazione sembra voler rinverdire – o rievocare? – i fasti del passato – non dimentichiamo il ruolo svolto dai PIL nella musica degli anni ‘80! – ma sarebbe ingiusto negare che il disco abbia un suo valore. I brani, con efficacia altalenante, presentano per la maggior parte lo stile minimale che già conosciamo dal glorioso passato, mentre Lydon ripropone a sua volta l’inconfondibile voce dai toni ironici ed ammiccanti.

La prima traccia, “This is PIL”, non apre, in effetti, scenari stupefacenti: strategia vincente non si cambia, quindi ecco Lydon aggressivo e ipnotico nella ripetizione del suo ‘statement’. Subito dopo, “One Drop” sembra curiosamente spostarsi sul reggae, benché il canto impetuoso del Nostro sappia renderla tutt’altro che monotona; si gioca con le stesse sonorità anche poco più avanti, in  “Lollipop Opera”, dove tuttavia  l’esito è assai più discutibile e Lydon appare quasi spaesato. “Deeper Water” invece è un buon pezzo, forse quanto di più prossimo ai vecchi PIL si possa nel complesso ritrovare in questo album: la melodia, per quanto minimale e ripetitiva, si lascia apprezzare e la chitarra di Edmonds decisamente funziona. “Terra-Gate”, di nuovo, è efficace ed accattivante, con il grande Lydon al suo meglio, graffiante più che mai, e un ottimo lavoro della chitarra, mentre “Human” ci elargisce un testo di certo impegnato ma, strano a dirsi, scivola nel pop con risultati non del tutto validi. Alle medesime conclusioni ci fa giungere anche “I Must Be Dreaming”, talmente irrilevante da sembrare il classico ‘B-Side’, nonostante l’impegno ritmico del basso. “It Said That”, finalmente, risuona di autentici echi post punk, per noi un vero sospiro di sollievo; in “The Room I Am In” il parlato dilagante sposta in secondo piano un arrangiamento per altro sperimentale…peccato! Per il resto niente altro da segnalare. I PIL potevano benissimo fare a meno di rilasciare questo lavoro, ma non si può dire che dovrebbero vergognarsene: si è visto molto di peggio, ultimamente. E se noi vecchi fan di John Lydon gli abbiamo in qualche modo perdonato di aver fatto il testimonial per una marca di burro beh, benvenuto anche This Is P.I.L!

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