Charles Dickens: Il mistero di Edwin Drood

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Una delle novità più rilevanti di quest’anno ci è arrivata ancora una volta da Gargoyle Books:  Il mistero di Edwin Drood è l’ultimo romanzo del grande scrittore inglese Charles Dickens, rimasto incompiuto a causa del suo decesso. L’opera, che avrebbe dovuto essere costituita da dodici dispense mensili di trentadue pagine l’una, è l’unica della sua produzione che possa essere ascritta al genere ‘mistery’ e, nonostante sia rimasta priva della conclusione, è da sempre ritenuta una sorta di caso letterario, mentre nel corso del tempo molti hanno provato ad ipotizzare quello che, nell’intendimento di Dickens, avrebbe potuto essere il finale del libro. Il mistero resta, ovviamente, tuttora aperto ma non inficia assolutamente il piacere della lettura: l’edizione di Gargoyle è l’aggiornamento di quella pubblicata da Guida di Napoli nel 1983 e si avvale dell’accurata traduzione dell’anglista Stefano Manferlotti, autore anche dell’esauriente introduzione.

La storia non potrebbe essere più intrigante: nella cornice di un grazioso villaggio inglese, Cloisterham, in cui tutti gli abitanti – il pastore, la direttrice della scuola, il maestro del coro… – da sempre si conoscono e sanno ogni cosa di ognuno, due eventi, a poca distanza l’uno dall’altro, vengono a turbare il pacifico andamento della vita quotidiana. Il primo è l’arrivo in paese di una coppia di giovani orfani, Neville ed Helena Landless, che vi si trasferiscono allo scopo di completare gli studi: due persone sconosciute a tutti e con caratteristiche particolari del temperamento derivanti dagli avventurosi trascorsi. Il secondo, dopo poco, è la sparizione, in circostanze impossibili a chiarirsi fino in fondo, di Edwin Drood, nipote del maestro di musica della chiesa e fidanzato storico di una delle bellezze locali, miss Rosa Bud (Bocciolo di Rosa!). Esiste un collegamento fra le due circostanze? Il mistero di Edwin Drood si fonda proprio sul susseguirsi di una serie di interrogativi irrisolti ai quali l’autore non poté dare risposta, anche se è naturale ipotizzare che l’intera storia doveva essere ben chiara nella sua mente e, alla fine , tutti i conti sarebbero ‘tornati’. Qua e là, infatti, si notano dettagli ed indizi che di certo hanno lo scopo di fornire indicazioni sulla spiegazione del ‘giallo’. Inoltre, intorno alla vicenda tutto sommato lineare, Dickens sviluppa, con l’abile tecnica che ne ha fatto uno dei grandi del romanzo inglese dell’ottocento, un incredibile affresco di caratteri e storie personali che non può non appassionare il lettore.

C’è il canonico dall’indole buona che cerca di appianare i contrasti e la cui fiducia nella natura positiva dell’uomo non viene mai meno, nonostante gli attacchi dall’esterno, in primis da parte della sospettosissima madre. Abbiamo il sindaco faccendiere e la fanciulla in preda ai primi turbamenti sentimentali. C’è lo ‘scemo del villaggio’ che poi tanto scemo non si rivela. Ma soprattutto non manca quell’atteggiamento tra il bonario e l’umoristico che ha caratterizzato un po’ tutta l’opera del nostro, anche quando il fine era ritrarre la situazione sociale della sua epoca e le contraddizioni dell’età vittoriana. Nonostante la sua magistrale capacità di descrivere un’ampia gamma di ‘tipi’ umani, infatti, la critica di stampo politico non rientrava negli scopi dell’artista, almeno negli scritti letterari.  La presenza del male si percepisce come l’aspetto oscuro nell’anima di certi personaggi e da esso possono scaturire danno e sofferenza: lo si nota in certe pagine davvero ‘gotiche’ nelle quali vengono illustrati il ‘vizio’ segreto di uno dei protagonisti oppure gli intrighi che si celano nel buio di una cattedrale; in altre, le condizioni di miseria delle classi meno abbienti ci appaiono con colori ‘orrorifici’ nella loro degradazione, soprattutto nelle scene che si svolgono a Londra, la cui atmosfera è assai diversa dalla serenità rurale di Cloisterham. Ma queste pagine si alternano ad altre in cui prevale invece l’elemento comico e grottesco che stempera l’angoscia nel sorriso.

Come si accennava, molti esperti hanno tentato di ipotizzare quale avrebbe dovuto essere il finale del romanzo e scrittori hanno tentato di costruirne uno a loro gusto: vale la pena di ricordare Drood di Dan Simmons o, da noi, La verità sul caso D.di Fruttero & Lucentini. L’opera di Dickens resta in ogni caso pregevole così com’è, piacevole lettura ed ulteriore testimonianza, se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, di un impareggiabile genio letterario.

Il volume della Gargoyle contiene anche in appendice il cosiddetto “Frammento Sapsea”, cinque pagine fino ad oggi inedite in Italia che, secondo alcuni, avrebbero dovuto giocare un ruolo nella versione definitiva del libro.

“Il mistero di Edwin Drood” di Charles Dickens, Gargoyle Books 2012, pag.336, € 18,00

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