Fatum Aeternum: This dream is dead

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Dalla Terra d’Israele ci giungono prove, anche di certo spessore, che testimoniano della vitalità d’una scena alternativa alimentata da una giuoventù che cerca nell’arte musicale un diversivo ma anche una via di riscatto da una situazione sicuramente difficile, che noi occidentali, per nostra buona sorte, possiamo solo immaginare. Se un act quale Orphaned Land è riuscito a farsi apprezzare, anche grazie all’interessamento del profeta del neo-prog Steven Wilson (suoi anche i Blackfield, progetto nato in tandem col chitarrista Aviv Geffen), e di diritto è considerato uno dei gruppi più rilevanti dell’area più estrema e progressiva del metal, vi sono altre entità che hanno consolidato la loro fama, seppur in ambiti più circoscritti, come IWR di Maor Appelbaum (“Cold asylum” è disco di electro oscura e stratificata che va ascoltato!). Fatum Aeternum giuocano la carta del gothic-metal con voce femminile, quella della violinista Evelyn Shor che si trova a dettare col vocione stentoreo del bassista Steve Gershon. Abbiamo già stabilito delle coordinate importanti per la definizione del prodotto a noi sottoposto, che come in altri casi presenta pur troppo delle evidenti lacune ispirative, risultando troppo derivativo e per ora non in grado di affrontare il mare aperto di un mercato spietato. Essendo comunque attivi da oltre un lustro, si sono guadagnati fama di ottimi performer (la bio sottolinea che sono l’unico act gothiko ad esibirsi live nella loro patria), serrando così le loro fila attorno alle figure principali dei cantanti, ben coadiuvati da un team compatto. “False freedom” e la doomeggiante “Evidence” si dimostrano tracce interessanti, caratterizzate dal lavorìo incessante delle chitarre di Dan Yoffe (altro cantante) e di Igor Sherman, colla batteria di Mark Muzykant sempre pronta a fornire il suo supporto. La formula viene applicata fino all’esaurimento dei modelli presi a scorta (“Resurrection of me” in bilico fra Type O Negative e Lullacry), è comunque evidente l’impegno teso a definire un sound più personale, come l’utilizzo di belle melodie chitarristiche (di derivazione classic) fa intuire. A volte l’impressione di trovarci al cospetto di un combo figliastro dei Crematory s’insinua, certo che, anche considerando l’ambito nel quale i nostri si muovono (il contesto al quale mi riferisco è quello noto d’un paese che vive praticamente sotto assedio, ed ove le espressioni artistiche meno conformiste possono venir considerate sovversive), è necessario assumere altri elementi di valutazione. Fra i dieci brani (il primo, “Sadness” è un’intro di un minuto e poco più, v’è inoltre una scheggia brevissima titolata “Prelude”) vi sono diversi che risultano piacevoli e ben strutturati, come “Sacrifice of love” coi suoi intarsi melodici (ed una sentita prova di Evelyn) dimostra, risultando infine un titolo sicuramente vincente, altre porzioni supportano le nostre tesi, al di là della provenienza esotica, Fatum Aeternum meritano adunque rispetto (l’articolata “At the end” potrebbe costituire un buon punto di partenza!).

Per informazioni: www.infinite-metal.de
Web: http://www.fatum-aeternum.com
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