Pavla Mikulasova: Mirror

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Mirror segna l’eccellente rientro sulle scene della volonterosa Decadance Records. Pavla Mikulasova è un’artista ceca dotata di una sensibilità interpretativa assai fine che si concretizza in una dozzina di tracce eteree e sognanti. L’opera vanta una marcata componente italiana, essendo stata registrata ai Ghostrack di Roma, mentre il missaggio e la masterizzazione sono stati curati in quel di Atene da George Prioniotakis (Blue Birds Refuse to Fly), ormai collaboratore abituale della label capitolina. La splendida opener “Anonymous day” smentisce il suo titolo, rimanendo impressa nella memoria e nello spirito in virtù di uno strumentismo delicato (ogni traccia è suonata dalla istessa Pavla), sul quale s’adagia una voce ammaliante e dolcissima. Mirror (adatto alla performance in ambientazioni raccolte, come il sempre più apprezzato Sexto Unplugged tanto per rimanere in territori contigui al mio), vanta la presenza prestigiosa di Nastassja Kinski (sue le voci addizionali sulla leggiadra e dreampoppeggiante  “The magic mirror”), mentre su “Overdose” si fa notare Roberto Conforti di Pulcher Femina (che attendiamo con novelle testimonianze…) il quale tradisce a tratti una recondita fascinazione espressiva nei confronti di David Sylvian e della generazione di autori della prima metà degli anni ottanta (chi ha vissuto quella breve stagione proverà una fitta al cuore), andando a disegnare un quadro sonoro di grande pathos ed intensità; uno dei migliori, non l’unico, episodi del disco. Si denotano le buone doti compositive della Mikulasova, evidenziate da una produzione attenta al dettaglio, che in un contesto – apparentemente – minimale come questo contribuisce non poco alla positiva resa finale del prodotto. I testi mettono a nudo l’animo delicato dell’autrice, ed è un piacere leggerli, contemplando le belle fotografie che adornano il libretto. Un mondo incantato, quello di Pavla, eppur così tangibile (la sentita e velatamente dark “Grandmother”, l’intiero Mirror è dedicato alla nonna), perché a volte è piacevole il destarsi dal sonno, rimembrando il sogno che s’è appena spento, certi che (almeno in parte) esso potrà trasformarsi in realtà. “The little angels” consta di passaggi più enfatici, alternati ad altri più intimistici, e non è il solo motivo che potrebbe guadagnarsi l’airplay delle stazioni radiofoniche più sensibili alla qualità (beh, sono parte in causa, ma non denunziatemi per conflitto d’interessi!); come per le già citate “Overdose” e “The magic mirror”, in alcuni frangenti Mirror pretende un ascolto più partecipato. “Sweet dreams” riprende tematiche già sviluppate senza riuscire a svettare (quivi il cantato, un po’ troppo piatto, non giova), ma la sensazione di appesantimento della trama che a tratti può evidenziarsi nello scorrere delle canzoni si tramuta in soddisfazione da parte dell’uditore più presente, potendo questi beneficiare d’ogni una delle diverse espressioni che caratterizzano un disco che può guadagnarsi i favori di una ampia platea.

Per informazioni: www.decadancerecords.eu
Web: http://www.pavlamikulasova.com
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