Placebo: B3

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Si rifanno vivi i Placebo con un EP, B3, che anticipa l’uscita del nuovo album nel 2013. La produzione è affidata ad Adam Noble (Red Hot Chili Peppers, dEUS). L’atteggiamento giusto per  ascoltarlo è, a mio avviso, quello di aspettarsi poco: l’ultimo disco deludente al massimo grado, 3 anni di attività irrilevante, tesa più che altro a ‘riposare’ sugli allori ormai più che passati, tutto questo faceva pensare alla definitiva crisi di una band che, ai tempi di Sleeping with Ghosts o, ancora di più, di Without You I’m Nothing, aveva saputo proporre un sound pop quanto si vuole ma anche fresco ed energico ed aveva ottenuto consensi da un pubblico quanto mai eterogeneo. Ma B3 non è una delusione! Sarà per il consolidarsi della presenza del batterista Steve Forrest al posto di Steve Hewitt, sarà per l’uso sempre maggiore dell’elettronica, fatto sta che i Placebo hanno di nuovo qualcosa da dire. La title track si apre con un riff elettronico piuttosto duro, che fa pensare quasi ad una virata verso l’electro rock più ‘tosto’, ma poi il canto ‘miagolante’ di Molko ristabilisce gli equilibri, mentre le chitarre pestano forte e la chiusura ancora elettronica: un bel pezzo, niente da dire. Il secondo brano,I Know You Want To Stop, cover dei Minxus è abbastanza insignificante, ma dopo, “The Extra, cambia le carte in tavola e propone qualcosa di originale: lenta e meditativa, atmosfera cupa, voce in primo piano e la chitarra non si sente, sostituita dal pianoforte (!), mentre la conclusione sorprende con un suono di violino malinconicamente ‘stonato’. La frase del ritornello ‘show me how to live’  è parsa a tutti manifestare un’incertezza sulla direzione da prendere. In “I Know Where You Live” tornano chitarre e il sound tradizionale della band ma – sbaglierò! – io ci sento qualcosa dei Joy Division; l’atmosfera di certo è oscura ed angosciante. La lunga “Time is Money”, infine,  inizia in sordina con voce e chitarra ma si intensifica strada facendo con l’aggiunta di piano e altro: Molko fa un ottimo lavoro con il canto che si arricchisce di sfumature. Si noti che il primo verso ripete il titolo di un disco degli Swans del 1985 e il brano regge benissimo gli oltre 7 minuti di durata. Attendiamo fiduciosi…

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