Chi si ricorda dei Vena? Probabilmente gli stessi che conoscevano i Lisfrank, i Jeunesse d’Ivoire, i Victrola e i Janitor Of Lunacy. Infatti anche loro hanno fatto parte della scena new wave nostrana degli anni ’80 che, per coloro che la seppero apprezzare, ha riservato frutti indescrivibilmente fecondi. Si tratta di  Stefano Tocci (ebbene si, è il nostro redattore S*Tox!), Francesco Maggi ed Enzo Stante che, nel 1983, diedero vita a Taranto ad un progetto che, in un paio di anni di attività, poco ha prodotto dal punto di vista ‘commerciale’ – il pezzo “Insane” è presente nella raccolta Pordenone Taranto del 1984 e “A Mortal Song In A Beautiful Sunday” ha trovato posto nella compilation Danza Meccanica rilasciata dalla Mannequin nel 2010 – ma ha saputo guadagnarsi un piccolo seguito che, di certo, oggi li risente volentieri. Dopo qualche tentativo da solista da parte di Francesco Maggi e Stefano Tocci, i Vena si sono infatti riuniti nel 2011 ed hanno elaborato una manciata di brani – riuniti convenzionalmente sotto il titolo Opera – che hanno poi reso disponibili gratuitamente su Soundcloud. Le sonorità darkwave dei Vena sono di una modernità stupefacente: drumming sobrio ed asciutto, ruolo dominante delle tastiere dalle quali Stefano trae oscuri e freddissimi arabeschi e la chitarra sapientemente dosata. Gli appassionati del genere vi ritroveranno echi dei Lycia o dei Kirlian Camera – si veda ad esempio “Lo Sguardo Assoluto” in cui le parole a contenuto religioso ed il suono solenne fanno pensare a “Schmerz” – e comunque, vista l’autoproduzione, la band ha davvero fatto miracoli. Numerose sono infatti le tracce da segnalare: “Brama”, suggestivo esempio di new wave classica, “Carpe Diem” dove il synth sottile e malinconico fa da sfondo ad un canto che fa rivivere i Diaframma del tempo che fu, “Homo Sapiens” in cui il gioco tra la voce e le sonorità minimali e ripetitive ci accoglie in una dimensione oscura quanto seducente. Bellissima quanto sconsolata “Il sigillo dell’Agnello”, la nuova versione della precedente “Insane” dove il suono è divenuto molto più pieno ed è di nuovo la tastiera a guidarci su sentieri gelidi e cupi, ma anche “Malatempora” e “Guerra”  sono da citare: la prima ha un suono tipicamente decadente, nella seconda le armoniose note di chitarra fanno pensare ad una sorta di ballata acustica. I testi sottilmente cerebrali e colti – non mancano parti in latino! – conferiscono un’inusitata ricercatezza.  Anche i Vena, come tanti altri musicisti nostrani che restano nell’anonimato, meriterebbero che un’etichetta li valorizzasse ed è questo che vogliamo loro augurare. Nel frattempo si possono ascoltare qui