Floorshow: Son of a tape!

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Ci viene sottoposto in questi giorni per un parere un disco che, in effetti, risale ad oltre un anno fa: la decisione di parlarne è scaturita dalla sensazione positiva che ne abbiamo ricevuto e dalla cosiderazione che, quindi, avrebbe potuto essere interessante per chi, fra i nostri lettori, non ne avesse ancora sentito parlare. I Floorshow sono una band italiana nata nel 2005 e il loro ‘debut album’ è arrivato ben sei anni dopo il loro esordio. Son of a tape è, tanto per restare nell’ambito che conosciamo così bene, figlio degli anni ’80: gli echi ed i riferimenti sono molteplici – Christian Death, Sisters of Mercy, Killing Joke – combinati in modo talmente  intelligente da creare effetti quasi originali. Ma, soprattutto, ci si sente il punk, dentro. Che goduria,  un po’ di confusione! Il vento di tempesta investe già dall’opener brevissima “Playback”, che più che gli ‘eighties’ richiama proprio i ‘seventies’ per il ritmo, il drumming potente – per altro una costante di tutto il disco – ed una bella chitarra sostenuta. Subito dopo, senza interruzione, “Meet the Monsters” incalza e tira un altro po’, se per caso prima non fosse bastato, alla conquista di un ritmo da urlo. “The Agony Of a Ballet” era già presente in un precedente EP: qui anche il canto impetuoso fa la sua parte e il riferimento che viene in mente è quello dei vecchi Christian Death, che echeggiano anche nella successiva “No Contact”, nera ed adrenalinica. Segue “Total Recall”, una delle tracce migliori: meno dirompente, ma più oscura e gotica, è pervasa da un’atmosfera drammatica ed ansiosa, sottolineata da note di chitarra quasi morbide ed un basso nervoso più che mai. Belle anche “Fortress”, che non fa rimpiangere i Sisters of Mercy e “Sometimes I Forget” dove il ritmo torna tirato, quasi aggressivo. Chiude “Paranoia Paradise”, una sorsata di distillato di punk ad altissimo tasso alcolico: non a caso è la cover di un pezzo del mitico Wayne County, personaggio ignorato in patria per la sua trasgressività – è ritenuto il primo transessuale della storia del rock! –  e rivalutato altrove, per esempio dal regista Derek Jarman; i Floorshow ne sfornano una versione davvero riuscita! Per tutte queste ragioni, Son Of A Tape è, onestamente,  un’esperienza da prendere in considerazione.  

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