Tystnaden: Anima

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Finalmente posso riparare: dei miei conterranei Tystnaden mai avevo trattato, sulle versacriane pagine che state leggendo, Anima m’offre l’occasione del perdono. E non commettete pure voi un errore che potrebbe rivelarsi esiziale (beh, a me piace esagerare, ma…): vero che la loro proposta viene etichettata quale gothic-metal, ma l’operato del gruppo risulta assai personale e distinguibile, indi non passate oltre, ma soffermatevi su quanto farò seguire, poi starà a voi giudicare. Attenzione per le melodie, intriganti ambientazioni oscure, una bella voce autorevole (non la solita sirena nordica o l’immancabile soprano che gorgheggia), quella della brava Laura De Luca, interprete credibile di undici canzoni vere (come l’opener “Lust” dalle nuances finemente pop), non la trita sequela di schitarrate condite da tastieroni ingombranti, ecco dettate le (principali) coordinate soniche di Anima. “Struggling in my mirror”(il primo singolo) ed “Egonist” chiariscono subito le intenzioni dei friulani: ascoltate la seconda che ho citato, i sei almeno si impegnano e, invece di limitarsi a svolgere un compitino da altri già redatto, si peritano d’edificare un costrutto armonico credibile e particolare. Lo conferma “Days and lies”, moderna ed accattivante canzone che si priva d’inutili orpelli e si fa forza di una (apparente) semplicità strutturale. E’ in episodi come questo (non è l’unico) che risiede la forza di Anima, suggello di quasi tre lustri di attività (la band opera dal 1999, anche se risale al 2006 l’esordio “Sham of perfection”), con chitarre indomabili a duettare con tastiere importanti ma mai invadenti e la sezione ritmica ad irrobustirne la grana. “Against the windmills” poggia sulla differenziazione e su influenze esterne, “Father Mother” è scarna, riduce all’essenza il dark metal del quale i Tystnaden sanno fare sfoggio senza scivolare nell’ordinario, “Mindrama” scorre veloce, “War” è brano cupo, sensazione acuita dal cantato disperato di Giancarlo Guarrera, brano figlio dei nostri tempi, si direbbe… L’attualità, anche stilistica, di questo episodio ci porta ad identificare un punto di contatto con quanto esposto dai Lacuna Coil, riferimento ovvio per un gruppo italiano, che cito per dovere, “The life before” è ancora una volta contemporanea (anch’essa potrebbe venir sfruttata come singolo), con le chitarre che irraggiano note come il sole morente sulla sabbia infocata del deserto, e con basso e batteria che incedono come un blindato, “Innerenemy” sfrutta un’orchestrazione magniloquente, sulla quale il combo indulge come a specchiarsi nella propria bravura, scevra però dall’esibizione muscolare. Perfetti i tempi, cadenza coinvolgente, una prova di equilibrio che è indice di maturità, degna preparazione all’epilogo, affidato alla lenta, semi acustica e crepuscolare “The journey”; il suo maestoso finale suggella degnamente Anima. Dove altri hanno fallito, offrendo al pubblico prove dozzinali a dir poco, i Tystnaden sono riusciti a comporre un’opera che risulta gradevole e stimolante, facendo leva sulle loro competenze e non esimendosi dallo sfidare convenzioni e dettami predefiniti. Un bagaglio d’esperienze che potrà tornare ancora utile, di questi grami tempi.  Grafica curata da Travis Smith, Anima è prodotto dal gruppo colla collaborazione di Luigi Stefanini (by New Sin Studios).

Per informazioni: www.valeryrecords.com
Web: http://www.tystnaden.com
Email: [email protected]
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