Breathless: Green to blue

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A quasi dieci anni dal loro ultimo lavoro esce questo stupendo album di questa storica e, purtroppo, poco conosciuta band inglese.
Qualcuno avrà avuto l’occasione di ascoltare la voce del cantante, Dominic Appleton, in alcuni brani dei This Mortal Coil, come “The Jeweler” e “Tarantula”. Ivo Watts-Russel, anima della 4AD si è così espresso sulla sua voce: “senza esagerazione Dominic Appleton è finora il mio artista vivente preferito. Ha una voce così triste e meravigliosa e compone delle melodie che provocano la stessa sensazione”.
E’ comunque l’ora di parlare del loro nuovo, stupendo lavoro, composto da undici perle di malinconia lisergica. “Please be happy”, il primo pezzo è composto da sei minuti di melodie crepuscolari, che fanno desiderare di poter ascoltare e farsi entrare nell’anima questa musica seduti osservando un tramonto su un lago con le sagome seminascoste dalla nebbia autunnale.
“Want you to realize” è più lenta e ancora più struggente, sempre con i riff di chitarre e tastiere che sembrano dipingere stati d’animo.”Next time you fall” ha un atmosfera più cupa, che mi ricorda alcune sensazioni provate ascoltando le melodie dei Cranes.
“Everything is you” è molto più lenta, in puro stile 4AD, “It’s good to see you” è più dolce e struggentemente malinconica. “Walk away” è più dura… forse la canzone che più fa capire che sono passati 28 anni dai loro esordi e molti stili si sono succeduti sul panorama musicale: pur mantendo il loro stile inconfondibile le chitarre sono più pesanti, con affondi quasi grunge. Il brano che apre il secondo cd è “Rain down now” la canzone che maggiormente si avvicina al loro stile più classico, con le chitarre e le tastiere che compongono paesaggi crepuscolari. “In fade away” le musiche si fanno nuovamente serrate e ripetitive, come a descrivere stati d’animo che avvolgono il cuore e l’anima. “The same rooms without you” descrive sonoramente ed emotivamente quanto evocato dal titolo… la malinconia che segue dopo un abbandono, le emozioni che affiorano tornando in luoghi che ricordano qualcuno amplificandone la mancanza. In “Just for today le melodie sono più luminose anche se tutto mantiene quell’atmosfera a metà tra sogno e veglia che è forse il tratto distintivo di questa grandissima band. “The last light of Day”, il pezzo che chiude l’album, si apre con dissonanze sonore, che sembrano descrivere i sentimenti che si possono succedere rapidamente in un cuore sensibile ed emotivo.
Un album che non tradirà chi li conosce da tempo, un’ottima occasione per conoscerli per chi non li avesse mai sentiti, con il consiglio di cercare di procurarsi la loro discografia precendente, soprattutto i primi due EP ed i primi due album.

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