Lo Sconosciuto: Decalogo + 1

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Lo Sconosciuto non è affatto per noi di Ver Sacrum un nome nuovo, visto che dietro questa sigla si nasconde una nostra vecchia conoscenza, ovvero Federico Moi, talentuoso musicista assai noto nella zona pisana. Più volte le nostre strade si sono incrociate: nel nostro primo numero su carta della fanzine (anno di grazia 1993!) compariva la recensione degli Under The Rose, in cui Federico suonava le tastiere. Polistrumentista assai versatile, lo abbiamo poi ritrovato alla batteria negli ottimi Hollowblue, da cui è di recente uscito, mentre il suo progetto Lovers of 69 è stato più volte recensito in queste pagine. In Decalogo + 1 Federico Moi esprime tutto il suo istrionismo e talento, producendo un’opera molto varia musicalmente. Confesso che davanti a questa ricchezza espressiva non sempre mi trovo a mio agio, visto che la proposta de Lo Sconosciuto tocca talvolta aree musicali a me non vicine e obiettivamente poco in linea con la proposta editoriale di questo sito. In generale Decalogo + 1 è un album che appartiene di diritto alla scena indie-alternativa: si apre in modo assai convincente con l’ottima “Solidarietà”, con quel suo ruvido andamento (post-)rock, primo di una serie di episodi assai validi del CD (fra le mie preferite cito “Sciopero” e l’elettronica “Libertà”). Il punto debole di Federico è la voce. Se in alcuni brani la usa su tonalità a lui più consone, ottenendo dei discreti risultati (si ascolti “Sciopero” ad esempio) in molti altri invece suona sforzata: saggiamente Moi ha così deciso di filtrarla spesso con degli effetti, ottenendo talvolta dei buoni esiti (in “Solidarietà” o “Giustizia” ad esempio), mentre in altri (“Identità” soprattutto, ma anche “Volare”) Moi ha usato un effetto abbastanza sgradevole, che dà alla voce un suono tra il comico e il grottesco. Si tratta di una scelta espressiva, fatta anche per esasperare i toni surreali toccati nelle canzoni, ma che talvolta è un po’ sfuggita di mano, tanto da diventare quasi fastidiosa. Nei testi l’ironia è presente in dosi massicce: si ascoltino a riguardo l’ottima e caustica “Solidarietà”, “Volare”, velenosissima invettiva contro Fabio Volo, o l’agrodolce “Lo sai Baba”. Le liriche mi convincono meno invece quando la loro metrica suona sforzata rispetto all’andamento della melodia (“Tuedio” e “Gelosia” sono emblematiche in questo senso). Decalogo + 1 è pertanto un lavoro con degli ottimi spunti ma che, anche per gusti personali, non mi ha convinto in tutti gli episodi. Qualche settimana fa ho poi visto Lo Sconosciuto dal vivo, coadiuvato dal suo ex-compagno degli Hollowblue Marco Calderisi, e ne ho ricavato un’impressione un po’ strana: qui Moi infatti ha esasperato il lato grottesco e cabarettistico dei suoi testi, puntando molto “allo scazzo”, come si dice qui in Toscana. La cosa da un lato è stata assai apprezzata dal pubblico che però ha colto solo un lato, e a mio avviso manco il migliore, della proposta artistica de Lo Sconosciuto. Mi è sembrato che, vuoi per timidezza, vuoi per una forma di protezione da eventuali critiche, in quell’occasione Federico volesse mostrare di “non prendersi sul serio”. Ascoltando però Decalogo + 1 l’impressione è che invece Lo Sconosciuto sia – giustamente – assai serio nei riguardi della propria musica. Se poi sia adatta o meno alle corde di ciascuno è anche un fatto di gusti personali.

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